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Roberto Coppa

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  1. Nelle precedenti guide di Stampa 3D forum ci siamo focalizzati sui problemi medio-complessi per la stampa 3D FDM. Abbiamo visto come eliminare il wobble, così da ottenere pareti meno deformate possibile; abbiamo imparato a usare la funzione z-hop, che ci aiuta a mantenere pulite e inalterate le superfici orizzontali esterne; abbiamo poi affrontato le parti a sbalzo di un modello, cercando di capire come limitare i danni che potrebbero seguirne. Nella guida di oggi andremo ad analizzare un altro degli aspetti problematici della stampa 3D a fusione di filamento: la produzione delle superfici inclinate. Non preoccuparti, non dovrai modificare il tuo modello tridimensionale... a darci una mano sarà il tuo software di slicing! Superfici inclinate e uso dei supporti Tramite la corretta impostazione di alcuni parametri, i software di slicing ci offrono diversi modi per produrre superfici inclinate nella maniera corretta. Uno dei sistemi più comuni, e che forse ti sarà già venuto in mente, è quello di utilizzare i supporti. Certo, ottimo spunto! Per ottenere i migliori risultati è però necessario approfondire la problematica di base. Da impostazioni standard, il software di slicing genera i supporti quando le superfici del modello superano i 45° di inclinazione. Aiutandoci con l'immagine sottostante, immaginiamoci quindi un blocco estrusore che va a depositare, con layer da 0.3 mm, il materiale per realizzare una superficie inclinata a 45°. Il filamento poggerà solamente in piccola ampiezza sul layer precedente, mettendo a rischio la parte di filamento che resterà a sbalzo. Questa porzione di filamento rischierà di creare deformazioni superficiali sul modello, rovinandone l'estetica e la resistenza alle sollecitazioni. Ma questo accade in ogni caso? È sempre 45° il valore oltre cui devono iniziare a comparire i supporti? No, non è sempre così. Per capirlo basta schematizzare un’estrusione con un ugello di diametro 0,4 millimetri ed analizzare due diverse situazioni: una con altezza di layer di 0.3 mm e un’altra con un’altezza di 0.15 mm. Possiamo constatare che, a parità di inclinazione della parete (45°), lo sbalzo del filamento è pari all’altezza del layer impostata. Anche se tra un esempio e l'altro la situazione rimane apparentemente invariata, il risultato estetico finale va sempre rapportato all'ampiezza del filamento estruso. Con ampiezza di estrusione pari a 0.4 millimetri (lo standard per la stampa 3D FDM), vediamo che: nel primo caso il filo esce dal perimetro inferiore di 0.3 mm, pari a più della metà della sua ampiezza; nel secondo caso, lo sbalzo pari a 0.15 mm, risulta pari a meno della metà dell'ampiezza di estrusione. Ne risulta che, a parità di inclinazione, un'altezza di layer minore aiuta a produrre delle pareti di migliore qualità, limitando la caduta di materiale e rendendo l'utilizzo dei supporti non strettamente necessario. Questo si può ripercuotere in modo importante sulla vostra produzione: la produzione dei supporti prevede un maggior utilizzo di materiale, un prolungato tempo di stampa e un maggior rischio di rovinare il pezzo durante la loro rimozione. Supporti in aiuto alla realizzazione di superfici inclinate Chiusa la doverosa premessa delle righe precedenti - un po' di teoria non fa mai male! - ora ti risulterà facile capire quale sia la reale utilità dei supporti e quanto questi a volte siano fondamentali per affrontare sbalzi e superfici inclinate. Impostazioni di slicing per superfici inclinate Su tutti i software di slicing è possibile impostare parametri di gestione dei supporti. Tra questi, uno dei più importanti è la distanza tra la parte superiore del supporto e la faccia del modello da sostenere. Ipotizzando che il modello venga realizzato con lo stesso materiale utilizzato per i supporti, occorrerà distanziare quest'ultimi per non farli aderire troppo al pezzo. Il rischio, infatti, sarebbe quello di ritrovarsi un tutt'uno tra le pareti del modello e i supporti stessi. Allo stesso tempo, però, non bisogna esagerare distanziandoli troppo, scongiurando cedimenti del materiale. Normalmente l’offset (cioè la distanza di slittamento) delle parti è impostato a 0.1 mm. Questo valore può variare leggermente in base alla qualità del filamento, alla qualità di adesione tra i layer e alla potenza di raffreddamento del filo. Se siamo provvisti di una stampante a doppio estrusore, una soluzione per migliorare la stampa è l’utilizzo di supporti solubili. Si tratta di filamenti speciali, studiati appositamente per costruire supporti, che si ammorbidiscono - e in parte si sciolgono - se a contatto con acqua o altre sostanze. Oltre ad evitarci la noia della rimozione manuale, i supporti solubili permettono di portare a 0.0 mm la distanza con il pezzo da stampare, così da evitare anche la minima ricaduta di materiale. In ultimo ricordiamo che, oltre alla qualità del filamento, molto importante è impostare la corretta temperatura di stampa. Settare la minore temperatura che garantisca la giusta adesione tra layer aiuta a limitare molti dei difetti di stampa, tra cui la deformazione delle pareti esterne del modello.
  2. Alcuni ricercatori dell’Università dell’Illinois hanno creato un nuovo tipo di stampante 3D capace di produrre forme complesse utilizzando dello zucchero, che può essere utilizzato per far crescere tessuti biologici. La stampante usa un processo chiamato ‘free-form printing’, letteralmente "stampa a forma libera", per creare intricate strutture che non potrebbero essere ottenute con la normale stampa 3D a layer. E lo fa utilizzando l’isomalto, uno zucchero ottenuto dalla barbabietola, impiegato solitamente per creare decorazioni in pasticceria o nelle pastiglie per il mal di gola. Il risultato finale è una struttura solubile in acqua che potrebbe avere una grande varietà di applicazioni nella ricerca medica o in ingegneria biomedica. Bisogna dire che non è certo nuovo il concetto si stampa 3D free-form (possiamo banalmente sperimentarlo con una classica penna 3D da poche decine di euro), bensì lo è questa particolare applicazione in campo medico. “Si tratta di un metodo per creare forme attorno alle quali possiamo modellare materiali morbidi o far crescere cellule e tessuti, facendo poi dissolvere l’impalcatura”. Questo è il commento di Rohit Bhargava, professore di bioingegneria e direttore del Cancer Center in Illinois. “Ad esempio, una possibile applicazione è quella di coltivare tessuti o studiare i tumori in laboratorio. Le colture cellulari vengono solitamente effettuate su piatti piani, questo ci dà alcune caratteristiche delle cellule, ma non è un modo molto corretto per vedere come un sistema funzioni effettivamente. Nel corpo umano ci sono forme ben definite, e forma e funzione sono strettamente correlate”. Il dispositivo e il processo della stampa a forma libera ad isomalto sono stati descritti in un nuovo studio pubblicato su Additive Manufacturing. Rohit Bhargava, professore di bioingegneria (a sinistra) e Matt Melber, ricercatore. ‘Free-form’ significa che l’ugello letteralmente produce l’oggetto a mezz’aria, con il materiale che si solidifica quasi immediatamente dopo l’estrusione. La stampa 3D con sostanze a base di zucchero in questo modo presenta tuttavia una serie di sfide. I tentativi precedenti hanno avuto frequenti problemi con lo zucchero che tendeva a bruciare o cristallizzare. Per evitare ciò, i ricercatori hanno fatto in modo che il materiale fosse mantenuto ad una temperatura e pressione specifiche. Inoltre, anche il diametro dell'ugello e la velocità di spostamento sono mantenuti stabili per garantire che l'isomalto solidifichi in una struttura relativamente forte. I ricercatori sperano che un giorno la tecnologia possa essere utilizzata per stampare in 3D gli interi organi umani da zero.
  3. Forse non tutti sanno che molti dei problemi che affliggono le stampe 3D sono causati proprio da un livellamento del piano eseguito male. Il primo layer, infatti, è fondamentale per una buona riuscita della stampa. Se, per esempio, il tuo ugello rimane troppo distante dal piano, questo potrebbe non aderire correttamente causando un distaccamento del pezzo e il fallimento della stampa. Per questo livellare bene il piano è estremamente importante. Per farlo esistono diversi metodi, dai più basilari e manuali a quelli più avanzati e automatizzati. In questa guida andiamo ad analizzare i pro e i contro di ciascuno dei metodi di livellamento del piano più utilizzati così da capire quale di questi sarà il più adatto alle tue esigenze. Test stampante 3D: esegui il test di Stampa 3D forum per valutare in modo oggettivo la tua stampante 3D Livellamento manuale Chiunque abbia avuto a che fare con una stampante di fascia media o bassa ha sicuramente provato il livellamento manuale. Si tratta di una procedura un po' noiosa, richiede un minimo di attenzione e di sensibilità, generalmente viene eseguita con un foglio di carta (spessore 0,1 millimetri) nei quattro angoli del piano facendo in modo che questo scorra sotto il nozzle grattando leggermente. Si tratta sicuramente del sistema di livellamento del piano più basilare ed economico in assoluto. Se la stampante 3D che utilizzi è ben costruita e se per le pulizie e la rimozione dei pezzi hai l’accortezza di staccare il piano dalla base, la calibrazione può durare a lungo. Livellamento con sensore induttivo Si tratta un sensore molto economico e di semplice funzionamento. È piuttosto leggero - 50 grammi totali - ed estremamente preciso, ha infatti una deviazione standard di 0,005 millimetri. La grande pecca risiede nel fatto che è in grado di rilevare solamente i metalli, perciò sarà impossibile utilizzarlo sul classico piano in vetro o basi speciali come la Ultrabase. “Ma nella mia stampante il vetro poggia su una base metallica!”; purtroppo devo dirti che, data la portata massima del sensore (di soli 5 millimetri circa) e vista la necessità di doverlo montare leggermente sopra il livello dell’ugello, difficilmente si potrà rilevare lo strato sottostante. Il costo è di circa 10€. Livellamento con sensore a contatto Chi non soffre di problemi di rilevamento a seconda del materiale è il sensore con funzionamento a contatto. Questo tipo di sensore sfrutta un perno (metallico o in plastica) che scende dal corpo meccanicamente fino all’impatto fisico con la superficie. Questa operazione viene ripetuta due o tre volte con precisione crescente. Il principio con cui questo sensore opera permette di rilevare quindi vetro, metalli, gomme o qualsiasi altro materiale di cui sia composto il tuo piatto. Anche in questo caso la deviazione standard è di 0,005 millimetri, trattasi perciò di un metodo di livellamento molto preciso. In genere il sensore ha un peso di soli 10 grammi, ciò significa che andrà a gravare in maniera minima sul tuo blocco estrusore. Il costo del BL Touch originale oscilla intorno ai 40€, sebbene esista anche una versione prodotta da Geeetech altrettanto valida venduta su Amazon attorno ai 20€. Attualmente uno dei sensori più utilizzati. Livellamento con sensore capacitivo Anche questi sono presenti in molte stampanti 3D, i più comuni rilevano le superfici in metallo posizionate sotto il piano di stampa. La "sensibilità" è regolabile ruotando la ghiera inferiore, che alza e abbassa il sensore stesso. Altre tipologie di sensori capacitivi, molto meno comuni, sono in grado di rilevare materiali non metallici, come materiali conduttivi o che presentano una diversa costante dielettrica rispetto all'aria. Per quanto riguarda il peso, questo si aggira attorno ai 60 grammi. Disponibile su Amazon, il prezzo parte da 8-10€ e aumenta a seconda del produttore. L'installazione dei sensori presentati in questa guida non crea troppi problemi, probabilmente esiste già una guida per l’installazione sulla tua stampante 3D. Senza dubbio occorrerà effettuare una modifica al firmware, così che la macchina possa procedere nell'attivarlo a inizio stampa e avviare la procedura di livellamento automatico.
  4. La stampa 3D FDM, come saprai, si basa sulla sovrapposizione di strati di materiale sull'asse Z per la costruzione di modelli tridimensionali. Se per molti aspetti ciò è un punto di forza, non si può nascondere che abbia dei limiti. Uno dei più grandi deriva dall’estrusione su parti a sbalzo o sul vuoto, da sempre un argomento cruciale e fonte di problemi per i maker che vanno alla ricerca del bridge perfetto. Stiamo parlando di stampe che per propria natura necessitano di depositare materiale tra due appoggi distanti: i ponti, chiamati "bridge" nel mondo della stampa 3D. Sulla rete fioccano i ‘Bridging test’: ponti in sequenza con lunghezze sempre maggiori che permettono di testare la capacità della propria stampante. Stamparli bene è sempre una sfida, proprio per questo abbiamo deciso di affrontarla e di cimentarci nella stampa di un bridge di ben 20 centimetri di ampiezza. Prima di introdurre il test però, è necessario fare dei chiarimenti: il test non è universale, è infatti influenzato da molti fattori. Tra i principali ci sono il sistema di raffreddamento e la qualità del materiale utilizzato in stampa. Bisogna inoltre tenere a mente che ogni filamento si comporta diversamente a parità di temperatura. Vuoi mettere alla prova la tua stampante 3D? Clicca qui ed esegui il nostro test definitivo! Fatte queste dovute premesse, iniziamo i nostri test! Saremo in grado di ottenere un bridge perfetto? Scopriamolo! ALLA RICERCA DEL BRIDGE PERFETTO - TEST n°1 Per testare il comportamento in bridging e trovare ilmigliore setup, cominciamo da impostazioni base: temperatura ugello: 220°C velocità di stampa: 60 mm/s flusso materiale 100% Come prevedibile si verifica un cedimento importante di materiale, che va a toccare la superficie del piano. Sappiamo che il materiale deve raffreddarsi velocemente per evitare di deformarsi dopo l’estrusione e cadere, perciò, non potendo agire sulla ventilazione (che è già impostata al 100%), andiamo a diminuire la temperatura dell’ugello. Diminuiamo inoltre il flusso. TEST n°2 temperatura ugello: 200°C velocità di stampa: 60 mm/s flusso materiale 90% I risultati sono nettamente migliori, sintomo che la temperatura ha grande influenza sulle prestazioni. Proviamo ora a diminuire ancora il flusso di stampa. TEST n°3 temperatura ugello: 200°C velocità di stampa: 60 mm/s flusso materiale 80% In questo caso c’è stato un piccolo passo indietro. Che succede? Le linee di filamento questa volta, a causa della eccessiva diminuzione del flusso, sono troppo sottili e faticano a legarsi tra loro: non riescono a comporre correttamente il primo layer sul vuoto e cadono singolarmente. Tornando quindi al precedente valore di flow, diminuiamo ancora la temperatura (toccando la minima stampabile dal filamento in uso) e portiamo la velocità ad un valore inferiore per agevolare il raffreddamento del materiale. BRIDGE PERFETTO - TEST n°4 – CI SIAMO temperatura ugello: 190°C velocità di stampa: 40 mm/s flusso materiale 90% Siamo arrivati ad un risultato soddisfacente, completando con successo il nostro bridge test di 20 centimetri. Quello che vi ho mostrato è volutamente un test estremo, ma utile per comprendere fin dove puoi spingerti e su quali impostazioni devi agire per ottenere bridge simili con la tua stampante. Nel nostro nostro test, per maggiore chiarezza abbiamo utilizzato le impostazioni generali. In alcuni slicer, come quello usato in questo caso - Ultimaker Cura 3.6 - sono disponibili impostazioni dedicate alla costruzione di ponti e sbalzi, che ti permettono di attuare i parametri del bridge solamente quando in stampa si incontrano questi elementi. In sostanza queste si attivano solo quando è necessario, evitando di avere effetto su tutto il modello. A questo link trovi la nostra guida completa a Cura Ultimaker. Vuoi sapere tutti gli altri parametri utilizzati per questa stampa? Abbiamo appositamente aperto una sezione del nostro forum dove condividere le impostazioni dei modelli meglio riusciti. Accedi alla sezione dedicata con il pulsante qua sotto!
  5. La litofania è un simpatico metodo per rappresentare in maniera creativa le classiche fotografie. È una raffigurazione nella quale l’alternanza di spessori della superficie da luogo ad una immagine, visibile solamente posizionandola di fronte ad una fonte luminosa. Ma come si fa a preparare correttamente un file 3D per produrre una litofania? Beh, diciamo che hai due strade: puoi chiedere consiglio sul forum, oppure puoi continuare a leggere questa guida. In entrambi i casi otterrai il risultato in pochissimi passaggi! Come produrre la tua litofania - dalla foto 2D alla stampa 3DSi parte da una foto che viene necessariamente convertita in scala di grigi. Nelle litofanie infatti, le parti più scure di un’immagine corrispondono a spessori maggiori, mentre le parti più chiare corrispondono a spessori sottili. Tutte le sfumature dello spettro, che in una immagine bianco e nero sono rappresentate dai vari livelli di grigio, sono in questo caso il risultato di tutti gli spessori intermedi contenuti tra un valore massimo e un valore minimo. Recentemente abbiamo visto un grande sfoggio di questa tecnica. Al contrario di ciò che si possa pensare però, la litofania è di origine antica. Già infatti all’inizio dell’Ottocento troviamo i primi esempi realizzati in porcellana con ciotole e ritratti provenienti da Cina, Francia, Inghilterra e non solo. La complessità ed i costi della lavorazione avevano accantonato la tecnica, ma con la diffusione della stampa 3D il processo è divenuto estremamente semplice ed accessibile. Ci sono immagini che per loro natura si prestano più o meno bene a questa tecnica, ma in generale tutte possono essere rappresentate con la litofania. Per fare ciò esistono moltissimi metodi. Oggi analizzeremo due tool estremamente semplici, con cui ottenere un ottimo risultato in pochi click. Parliamo di Cura, software molto noto e tra gli slicer più utilizzati e di 3dp.rocks. Nella nostra prova, partiremo da questa immagine: Produrre una litofania utilizzando il tool interno a Cura UltimakerSapevi che Cura Ultimaker integra al suo interno la possibilità di fare litofanie? Ebbene sì, ed è estremamente immediato. Basta trascinare un’immagine all'interno del software ed impostare i valori corretti nel menù che appare in seguito. I primi due riguardano lo spessore massimo, che rappresenterà il colore più scuro della nostra immagine, e lo spessore minimo che rappresenterà il colore più chiaro. Possiamo impostare 3 millimetri come ‘Altezza’ e 0,8 millimetri come ‘Base’ . I valori di ‘Larghezza’ e ‘Profondità’ sono le dimensioni in X e in Y della tua immagine. Modificando una dimensione l’altra cambierà di conseguenza, rispettando il rapporto dimensionale della foto originale (nel nostro caso 16:9). Molto importante è impostare l’opzione ‘Più scuro è più alto’, altrimenti otterrai una litografia e non una litofania. Fatto ciò, non ti resta che andare in stampa. Non conosci Cura Ultimaker? Nessun problema: leggi la nostra guida e scopri come utilizzarlo al meglio Produrre una litofania utilizzando 3dp.rocks3dp.rocks è un servizio online e gratuito che ti permette di creare litofanie con qualche possibilità in più rispetto alla funzione integrata di Cura. Puoi anche decidere infatti se spalmare l’immagine finale su una superficie curva, su una sfera o altro ancora. Accedendo a ‘Settings’>’Model settings’ trovi le impostazioni di spessore che abbiamo visto in precedenza, oltre ad altre per aggiungere cornici o una base di appoggio. Su ‘Image settings’, invece, è importante selezionare ‘Positive image’ e cliccare poi su ‘Refresh’ per ottenere l’immagine corretta per una litofania. Dovrai, infine, solamente scaricare il modello per poi andare in stampa con lo slicer che preferisci. 3dp.rocks è raggiungibile a questo link. Per la stampa un filamento bianco garantisce il risultato migliore. La qualità sta a te deciderla, infatti più sarà alta, più dettagliata sarà la tua litofania. I parametri di spessore sono strettamente legati alla fonte di luce che accosterai alla stampa, per cui se ti accorgi che questa è debole e non lascia intravedere al meglio l’immagine, adegua gli spessori diminuendo in modo particolare quello minimo.
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  7. È possibile che tu non abbia mai sentito parlare di Z hop, ma se hai una stampante 3D, probabilmente in qualche occasione ti sarebbe stato molto utile. Magari, dopo aver passato molto tempo a settare il tuo slicer e ad affinare la meccanica della tua stampante per avere dei top layer perfetti, tutto viene rovinato da un passaggio maldestro dell’ugello sul tuo modello. Non ti preoccupare, può succedere anche ai migliori. In questa guida studieremo la funzione "Z hop". Si tratta di una speciale funzione, attivabile nel software di slicing, che garantisce di ottenere dei top layer perfetti. Prima di qualsiasi altra cosa però, ti consiglio di leggere i 5 accorgimenti per la stampa perfetta: in questo modo, sarai certo di avere una stampante 3D ben settata, pronta a produrre dei top layer perfetti che stavi cercando. 5 accorgimenti per la stampa perfetta: clicca qui e segui i nostri consigli! Come funziona lo Z hop nella stampa 3D FDM e come ottenere top layer perfetti Nello specifico accade che, per spostarsi da una parte all’altra sul piano di stampa, l’ugello viaggia sopra delle parti già stampate. Questo causa dei segni, più o meno evidenti, in corrispondenza del suo passaggio. Proprio per risolvere questo problema, la quasi totalità degli slicer in commercio possiede la funzione Z hop. È chiamata in modo diverso a seconda del software usato, ma assolve sempre la stessa funzione: evitare di colpire le parti stampate. In Cura si chiama proprio ‘Z hop’, in Simplify3D lo trovi come ‘Retraction Vertical Lift’, in Slic3r è ‘Lift Z’. In che modo agisce questo parametro? Lo Z hop, come suggerisce il nome, è un movimento lungo l’asse Z; provvede infatti ad alzare l’ugello prima di effettuare uno spostamento. Entra in funzione ogni qualvolta è prevista una ritrazione, parametro a cui è strettamente legato. Nelle immagini qua sotto puoi vederne il funzionamento (le linee rosse simboleggiano i movimenti senza estrusione). Settare questo parametro è estremamente semplice. Oltre ad avere attiva la ritrazione, occorre solamente impostare l’altezza di spostamento. Normalmente 0,1 millimetri sono sufficienti. Andare oltre diventa inutile quanto controproducente. Il movimento lungo l’asse Z infatti è molto più lento rispetto a quello lungo gli assi X e Y, alzando troppo l’estrusore rischierai di allungare di molto il tempo della stampa. Non solo, aumentando il tempo di ‘travel’, ovvero dei momenti in cui l’estrusore si muove senza estrudere, si rischia di incappare in fenomeni di stringing o di cuciture visibili ai lati dei modelli. Per far funzionare al meglio lo Z hop, è necessario che la ritrazione della tua stampante 3D sia impostata in modo minuzioso. Questo ti consentirà di ottenere il massimo dalla combinazione delle impostazioni.
  8. Vi siete mai chiesti quale fosse il modo per rendere i processi di stampa 3D più veloci? Qualcuno lo ha fatto: ad esempio Carbon 3D, nella stampa 3D SLA, grazie al metodo di stampa CLIP. E per la produzione tramite tecnologia FDM? Possibile che ancora nessuno abbia trovato un modo per migliorare e velocizzare i processi di fabbricazione? Ebbene, oggi vi presentiamo Essentium, l'azienda che ritiene di aver rivoluzionato la tecnologia di stampa 3D tramite estrusione di livello professionale. Se sei nuovo nel mondo della stampa 3D, ti consiglio di leggere la nostra guida alle tecnologie additive. Magicamente, tutto sarà più chiaro! Essentium FlashFuse - I dettagli della tecnologiaEssentium è una azienda statunitense dotata di un forte background nel campo della stampa 3D. La sua grande innovazione è stata FlashFuse, una tecnologia teoricamente applicabile a più macchine, studiata per risolvere il problema della resistenza dei modelli in Z. Come noto, i pezzi prodotti con tecnologia FDM sono costruiti dalla sovrapposizione di strati. Questo porta ad una notevole differenza di resistenza rispetto al piano X-Y, che talvolta sfocia anche in delaminazione dei layer. Flashfuse interviene proprio per correggere questa disparità: attraverso l’utilizzo del plasma e di un campo magnetico che attraversa l’estrusore passando per il pezzo stampato, i layer interni aumentano di temperatura in modo controllato e si legano tra loro. In quest’ultima immagine è possibile vedere, attraverso una camera sensibile alla temperatura, il confronto tra una estrusione con tecnologia FlashFuse ed una tradizionale. Essentium dichiara che i modelli prodotti con questa tecnologia hanno una resistenza assolutamente paragonabile a quella di modelli ottenuti per iniezione. Trattasi di una innovazione importante, che ha però trovato difficoltà nell'implementazione in stampanti 3D di altri produttori: per questo motivo, Essentium, ha deciso di darsi da fare e produrne una propria. Essentium HSE 180S - Velocità e produttivitàNasce così la HSE 180S, una macchina altamente professionale caratterizzata da prestazioni incredibili e numerose innovazioni, tra le quali proprio FlashFuse. È una stampante 3D che ha una incredibile capacità di riscaldare l’ugello da 20 a 600°C in circa 3 secondi, dotata di motori lineari e un piano di stampa che raggiunge i 200°C. Ma il fattore più rilevante è la velocità di stampa. La sigla HSE significa High Speed Extrusion, ovvero estrusione ad alta velocità: è in grado di stampare ad una velocità di dieci volte superiore ad una normale stampante 3D. Per ottenere questo risultato si è resa necessaria una meticolosa progettazione e l’adozione di una meccanica superiore. Motori, processori ad alte prestazioni e un complessivo sistema di movimento la cui precisione tocca i 30 micron, risultato assolutamente notevole a tali velocità operative. Tutto ciò unito al volume di stampa di 740x510x650 millimetri rende la HSE 180S una ottima macchina per la piccola produzione in serie. Vediamo inoltre le altre caratteristiche tecniche: - diametro filamento 1.75 mm - diametro ugello 0,4 – 0,8 – 1,2 - camera interamente chiusa e riscaldata >110°C - velocità operativa >1000 mm/s - motore estrusore con potenza >40Nm Essentium HSE 180S è capace di stampare la maggior parte dei filamenti in commercio, tra cui quelli caricati al carbonio, vetro e metallo. Essentium stessa produce una propria gamma di materiali tecnici studiati in collaborazione con BASF. HSE 180S è venduta ad un prezzo di 75.000 dollari, prezzo sicuramente competitivo per il mercato delle stampanti FDM di fascia professionale.
  9. La tua stampa 3D è ruvida al tatto, risulta poco definita e con layer decisamente vistosi. L'andamento delle pareti è ondulato in maniera irregolare. E' in questo caso che si parla di wobble, un difetto molto frequente soprattutto tra le stampanti 3D economiche, ma anche le top di gamma non ne sono assolutamente immuni. In questa guida scopriremo insieme quali sono i principali motivi che causano questo difetto e vedremo come risolverlo, iniziando dagli interventi più semplici ed immediati. SCEGLIERE UN BUON FILAMENTO A dire il vero, questo è un consiglio sempre valido: per evitare di trovarti a cercare nella stampante 3D problemi che non esistono, il filamento che utilizzi dovrebbe sempre essere di buona qualità. Un filamento scadente può portare a problemi di wobble, intasamento dell'estrusore, stampa 3D ruvida e molto altro. Infatti, risparmiare quei pochi euro nel primo acquisto può costringerti a gettare l'intera bobina. Tra gli innumerevoli filamenti economici, molti presentano diametro e comportamento alla stampa incostanti. Senza dubbio, conviene quindi puntare su bobine di qualità, considerando anche il feedback di chi ha già acquistato. A tal proposito, ti invito a leggere l'apposita categoria del forum. Inoltre, è bene ricordare che non solo un filamento scadente può causare problemi, bensì anche uno di qualità rimasto aperto per troppo tempo o conservato in un ambiente umido. UGELLO TROPPO VICINO AL PIATTO Ulteriore accorgimento, semplice quanto importante. Può capitare infatti di eseguire un livellamento del piano in maniera errata. Nel caso in cui l'ugello del tuo estrusore si trovi troppo vicino al piano di stampa, il materiale verrebbe schiacciato ad esso in maniera eccessiva. Puoi accorgerti di questo problema estrudendo sul piano qualche centimetro di materiale: le linee potrebbero essere caratterizzate da un solco centrale e dei rigonfiamenti ai lati. Una estrusione di questo tipo porta ad avere layer perimetrali molto più evidenti ed una finitura esterna riconducibile al famigerato problema del wobble. In questo caso, ti consiglio di seguire la nostra guida per la calibrazione step/mm per gli assi X, Y e Z. Otterrai modelli molto più precisi a livello dimensionale e, probabilmente, riuscirai a ridurre il rischio di ottenere una stampa 3D ruvida. SOVRAESTRUSIONE Se ti accorgi che il tuo estrusore spinge fuori più materiale del necessario, le cause potrebbero essere molteplici. Il comportamento dell'estrusione è simile a ciò che abbiamo descritto al punto precedente: il filamento estruso in eccesso, essendo schiacciato tra ugello e base, è costretto a fuoriuscire ai lati, realizzando una stampa 3D ruvida e deformata ai perimetri. Una rapida correzione può essere eseguita agendo nello slicer. Qualsiasi sia il software con cui controlli la stampante, è presente un parametro di gestione dell'estrusione (extrusion multiplier) e uno dedicato larghezza del tratto estruso (extrusion width). Prova a diminuire leggermente questi valori e verifica se le tue stampe 3D risultano meno ruvide. Se vuoi risolvere il problema in maniera precisa e tarare al millimetro la tua stampante, segui questa nostra guida dedicata. Potrai verificare in pochi passi se la quantità di filamento che vuoi estrudere è effettivamente quella che esce dall'estrusore, correggendone eventualmente il difetto. PROBLEMI MECCANICI Parlare di problemi meccanici cercando di risolverli tutti in poche mosse risulta purtroppo impossibile. L'enorme quantità di stampanti in commercio porta con se altrettanti possibili problemi e soluzioni specifiche. Tuttavia alcuni accorgimenti sono sicuramente utili e risolutivi per la maggior parte delle stampanti 3D FDM. In generale, possiamo dire che la qualità costruttiva va molto spesso di pari passo con il prezzo, anche se qualche eccezione non manca. Possiamo trovare stampanti 3D a pochissime centinaia di euro ma non dobbiamo stupirci se le strutture risultano esili e traballanti. E' proprio quest'ultima caratteristica la peggior nemica delle nostre stampe e, spesso, causa di wobble, perimetri ruvidi, ondulati e irregolari. Le stampanti 3D FDM hanno l'estrusore sempre in movimento; il suo peso viene spostato con velocità lungo uno o due assi esercitando forze molto elevate sullo scheletro delle macchine, soprattutto se l'estrusore è di tipo direct, dove il motore contribuisce alla massa in movimento. Supponiamo di dover stampare un cubo vuoto. Questo cubo è una ripetizione in altezza di quadrati identici. Per avere una stampa perfetta e dalle pareti lisce è necessario che il quadrato appena estruso sia nella stessa esatta posizione del quadrato inferiore. Se la struttura della stampante non è sufficentemente rigida, non sarà in grado di far viaggiare l'estrusore nella stessa forma percorsa nel layer precedente. In questo modo si creano quei leggeri slittamenti di materiale che rendondo la stampa 3D ruvida e irregolare: siamo sicuramente in presenza di wobble. La causa può appartenere a diverse parti della stampante, ed il fenomeno può verificarsi anche su un solo asse. Per esempio, se il wobble è causato da un asse Z impreciso, puoi accorgertene dal fatto che le stampe peggiorano man mano che queste crescono in altezza. Esistono alcune soluzioni per risolvere i problemi legati al telaio. La Creality CR-10 ad esempio, dato il suo sviluppo in altezza, soffre di un gioco tra la struttura dell'asse Z e quella di base quando si eseguono stampe molto alte. Per questo sono state studiate delle barre di rinforzo ad irrigidire la struttura. Per fare in modo che le componenti della stampante 3D si muovano correttamente è necessario anche verificare che le cinghie siano tirate a dovere (senza esagerare, dobbiamo evitare di fare troppa forza sui motori per non farli surriscaldare), che la stampante sia poggiata su una superficie stabile, che gli scorrimenti lungo le barre avvengano in maniera fluida e che in generale tutte le viti siano tirate. Dovrai, in poche parole, assicurarti che ciò che deve essere fermo sia immobile e che ciò che deve muoversi lo faccia nel modo più fluido possibile.
  10. Il mondo della stampa 3D è più accessibile di quanto si possa pensare. A patto di spendere più tempo in calibrazioni e manutenzioni, chiunque ormai può cimentarsi nella prototipazione rapida. Dopotutto, scegliere come primo acquisto una stampante 3D economica può avere anche dei vantaggi. Molto spesso infatti, le macchine di fascia bassa sono anche quelle più semplici a livello costruttivo, solitamente sono anche vendute in kit; ciò significa che hanno un grande valore a livello didattico. Sarà più semplice apprenderne il funzionamento e capire i fondamentali della tecnologia, ottenendo una migliore consapevolezza in un futuro acquisto di una macchina più costosa. Come da tradizione, abbiamo selezionato per i nostri lettori quelle che secondo noi sono le migliori stampanti 3D economiche del 2018. Appena in tempo per consigliarvi qualche alternativo regalo di Natale! Le migliori stampanti 3D economiche del 2018 - Lista completa CETUS 3D La Cetus 3D è una stampante che fa del minimalismo il carattere principale. Si monta in 5 minuti e con solamente 9 viti, ha una struttura cantilever ed elettronica racchiusa totalmente nel box sotto al piatto. Tanto scarna da non avere un display, ma compensa con la connettività wifi. La calibrazione del piatto è elettronica e, come tutto il processo di stampa, viene gestita dal software proprietario. L’ultima versione, la MK3 è venduta tra i 350 e i 450€ a seconda del modello base o extended; la prima ha un volume di stampa di 180x180x180 centimetri, mentre la versione più grande ha una altezza su asse Z aumentata a 280 millimetri. La trovate su Amazon. CREALITY ENDER 3 Costruita sul modello Prusa, è una stampante che offre un piano riscaldato, volume di stampa di 220 x 220 x 250 millimetri, display lcd ad un prezzo che scende spesso sotto i 200€ anche negli store italiani. Viene venduta in kit e può essere montata facilmente in circa un’ora. La calibrazione del piatto va fatta manualmente e molto spesso, ma con la giusta calibrazione può tirare fuori modelli degni di nota. In vendita su Amazon al costo di 210€. CREALITY CR-10S Sorella maggiore della Ender 3, è anch’essa tra le più vendute dell’ultimo periodo. È frutto di molte evoluzioni: è partita dalla CR-10 base per poi arrivare al modello S risolvendo i problemi del modello precedente. È stato aggiunto un secondo motore sull’asse Z e il sensore di fine filo. Il piatto è riscaldato e presenta il sistema di estrusione è di tipo bowden. Per la fascia di prezzo che occupa, con un costo di circa 500€, ha un volume di stampa molto elevato. Si può stampare infatti per un volume massimo di 300 x 300 x 400 millimetri. Esistono più modelli di CR-10S con volumi maggiori, ma crescendo con le dimensioni, piatto e struttura soffrono maggiormente di problemi di stabilità e allineamento. Oltre questi, l’opzione CR-X, il modello a doppio ugello. In vendita su Amazon. ANYCUBIC PHOTON Photon di Anycubic è una DLP tra le più economiche, è possibile acquistarla tra i 400 e i 500 €. Ha risultati estremamente migliori di una FDM ma con tutti i contro di lavorare con le resine, compresi i costi delle stesse. Il design è molto compatto e il volume di stampa è modesto, di 115 x 65 x 155 millimetri, ma in linea con altre macchine di analoga tecnologia. Venduta sempre attraverso Amazon, che assicura una spedizione veloce. Consigliata agli amanti dei gioielli e delle miniature. LUMIPOCKET LT LumiPocket LT non è solo una stampante a resina. Con circa 400 € avremo anche un’incisore laser e fotoincisore per circuiti, ne abbiamo parlato in questo articolo. È una azienda tutta italiana ed il progetto è stato un successo su kickstarter. Ideale per i maker tuttofare, permette grandi possibilità nelle lavorazioni. Il suo essere ‘pocket’ la limita nel volume di lavoro, che risulta di 60x70x50 millimetri. ANET A8 È diventata col tempo una delle stampanti 3D più diffuse proprio grazie al suo prezzo che supera di poco i 100€. Ricalca anch’essa il progetto della Prusa, ma con componentistica essenziale e modesta. Risulterà non semplice ottenere dei buoni risultati da una macchina con così poche pretese. Risulta comunque una stampante che con una piccola spesa ci permetterà di sperimentare e imparare a conoscere la stampa 3D. Ha un volume di stampa di 220x220x240 millimetri. Su Amazon è disponibile la versione originale, oltre che una serie di cloni. GEEETECH I3 PRO Analogo discorso per la Geeetech I3 Pro: la qualità costruttiva lascia spazio alla semplicità. Sono molte le cose in comune con la Anet tra cui il telaio. In questo caso, con qualche decina di euro in più a seconda delle configurazioni (circa 170€), la Geeetech guadagna il piano riscaldato ma con delle dimensioni di stampa leggermente più contenute: 200 X200 X 180 millimetri. Disponibile anche in versione con doppio estrusore. Acquisto veloce tramite Amazon. PRUSA i3 MK3 Se parliamo di repliche, è impossibile non citare la Prusa originale, ovvero il modello che ha dato il via a questo progetto vincente. Il prezzo è superiore, ma tutto ciò si riflette nella qualità si stampa. Il merito è dei vari upgrade accumulati negli anni e nella generale qualità costruttiva. Il nozzle E3D V6, la meccanica di precisione, piatto riscaldato, ventole Noctua e sensore di livellamento del piano sono solo alcune delle caratteristiche di spicco di una stampante che nel complesso da sempre la sicurezza di una stampa riuscita e di ottima qualità. Il modello MK3, l’ultimo, è venduto ad un prezzo di 769€ per il modello in kit e 999€ per rispettivamente a 619€ o 919€. M3D MICRO+ La M3D Micro+ ha l’approccio opposto rispetto alle cinesi open source. La stampante punta tutto nel costruire un’esperienza di stampa plug and play, ovvero acquista la stampante ed inizia a creare. Ideale per chi vuole spendere poco ed ottenere risultati con poco sforzo. Ci si concentra solo nel processo di stampa, anche grazie allo slicer proprietario che potremmo definire limitato o semplice, a seconda dei punti di vista. È comunque possibile utilizzare slicer di terze parti. È compatta e con un volume di stampa molto modesto, appena 10,9x11,4x11,6 centimetri circa. Solitamente venduta a circa 300€, ora in sconto a 175€. BEEVERYCREATIVE BEETHEONE Lo stesso principio della M3D lo possiamo trovare nella Beetheone, dedicata appunto ad un pubblico consumer. A differenza della stampante statunitense troviamo un piatto più grande (190 x 135 x 125 millimetri) non riscaldato Tutto, compresa la bobina di filamento, è integrato nel design semplice e pulito. È dotata di funzione di pausa della stampa. Beeverycreative vende la sua stampante a circa 1500€. Che cosa aspetti? Ora che conosci le migliori stampanti 3D economiche del 2018 non ti resta che sceglierne una ed entrare nel mondo della stampa 3D! Sei curioso di saperne di più? Clicca qui per iscriverti al nostro forum: la community sarà felice di aiutarti! Resta aggiornato sulle ultime novità, seguici su Facebook e Twitter.
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