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Alessandro Tassinari

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  1. Il cuscinetto di pressione sul filo è ok, è la prima cosa che abbiamo controllato perché ci aveva già dato problemi
  2. Col PLA vai di piatto freddo (non scaldato) e una bella passata di lacca, per l'ABS il piatto riscaldato è d'obbligo, altrimenti si stacca e s'imbarca, 90°C vanno bene, niente lacca. Queste non sono impostazioni standard, quindi dovresti trovare tu la tua soluzione ottimale. La Galileo col piatto riscaldato non l'ho mai provata! Vedo dalle tue foto che i dentini sembrano fusi: e se fosse proprio il piatto riscaldato a tenere troppo fluido il materiale quando viene depositato? (ipotizzo solo vedendo le foto)
  3. Solitamente l'ABS va benone tra i 220 e i 250°C. Se vuoi usare l'ABS ti sconsiglio di usare l'infill al 100%, il rischio è che il ritiro del materiale durante l'asciugatura ti deformi l'oggetto (soprattutto i dentini del tuo modello). Credo che potresti stamparlo tranquillamente in PLA, la precisione del materiale non cambia e visto che il ritiro del PLA è inferiore a quello dell'ABS il modello si deformerà molto meno (forse la deformazione sarà impercettibile)
  4. Quality: · Layer Height=altezza di ogni strato di materiale depositato. Solitamente si va da 0,1 a 0,3 mm. Considerato che usi una Galileo, vai tranquillo in questo range di altezza con step da 0,05 mm · Shell thickness=spessore della parete. Se il tuo estrusore è da 0,4 mm (mi sembra di capire sia così), sali con multipli di 0,4 e usa un minimo di 0,8 per avere buona qualità Fill: · Bottom/top thickness=spessore chiusure inferiori e superiori. Solitamente uso multipli del layer height che ho scelto · Fill density=quantità di riempimento. 100%= modello pieno. Se non serve un modello pieno, solitamente si mette sul 15%. Oltre al nido d'ape puoi usare l'infill rettilineo, è una tua scelta Speed & Temp: · Print speed: velocità dell'estrusore durante la stampa. Più è bassa, più l'estrusore sarà preciso nei movimenti e depositerà meglio il materiale. · Temp: il PLA può essere estruso tranquillamente tra i 190 e i 210°C. 216 dovrebbe essere altino, prova a diminuire. Se vedi che il filamento si arriccia appena esce dall'ugello, significa che la temperatura è alta.
  5. Chissà se funziona davvero così bene come viene mostrato nel video. Se sì, gran bella macchina!
  6. Ho usato la gomma trasparente di Plastink. Infill al 10% e due perimetri, era morbido al punto giusto In quel momento avevo in casa la Sharebot Kiwi, quindi le dimensioni erano ridotte...
  7. Io l'ho usato per stampare un dildo di gomma in occasione della festa di laurea di un amico. La resa era ottimale e il modello era perfetto!
  8. @homer penso che tu abbia colpito in pieno. Già ieri avevo ipotizzato questo problema, ma non c'è stato modo di verificarlo. Stampiamo PLA. Spingendolo esce bene. L'hotend è ok. Il filamento risulta ingrossato nella parte subito superiore. Se trovo il tempo faccio qualche prova a temperature inferiori
  9. Ciao @Massy_AM e benvenuto! Immagino che ti divertirai molto con le tue stampantine
  10. Ho aggiungo la scelta "Non possiedo una stampante 3D"
  11. Da quando è esplosa la stampa 3D, questa tecnologia ha destato stupore, euforia ma anche critiche, sopratutto per l'utilizzo di plastica in gran parte vergine. Il tema del riciclo della plastica è quindi diventato primaria importanza. Una delle caratteristiche che molti pensano sia integrata nella tecnologia della stampa 3D è quella di garantire la fruibilità di questo cerchio continuo, creando nuovo filamento plastico da modelli inutilizzati o rotti. La realtà è che lo stato attuale dei materiali utilizzati dalle stampanti comuni non è al passo con questa prospettiva: alcune realtà si propongono tuttavia di rimediare a questa mancanza, permettendo in questo modo di aprire le porte a una moltitudine di opportunità che potranno potenzialmente avere anche un impatto positivo sull’ambiente e sul mondo. Come risolvere il problema dell'utilizzo di plastica vergine nella stampa 3D? Una di queste realtà si chiama Better Future Factory (BFF), una società di design nata da 5 ex studenti di design industriale alla Delft University in Olanda. L’utilizzatore finale, a detta di BFF, ha il potere di influenzare gli scarti plastici scegliendo se riciclare o semplicemente buttare via un prodotto. Uno degli obiettivi di BFF è quello di instaurare una prospettiva di rivalutazione degli oggetti quotidiani, accrescendo la consapevolezza delle persone del valore aggiunto ad essi con la possibilità di plasmarli successivamente in qualcosa di nuovo. Grazie alla stampa 3D, BFF ha creato la Perpetual Plastic Project, un’installazione interattiva di riciclo di materiali plastici. Immaginate di avere un bicchiere di plastica rotto o un giocattolo inutilizzato. L’installazione provvede a ridurre gli oggetti in questione in particelle sempre più fini attraverso una serie di sminuzzatori e setaccia il risultato per ottenere una polvere più o meno uniforme. Il risultato viene quindi processato da una macchina riscaldante che fonde la plastica e produce come prodotto finale un filamento adatto per la stampa 3D. Il mercato globale dei filamenti per le stampanti 3D ha già raggiunto il valore di 670 milioni di dollari, ed è previsto che aumenterà; tuttavia fino ad ora si ha sempre utilizzato filamento di plastica vergine per le stampe. Seppur questa installazione di riciclaggio non funziona per ogni tipo di plastica ancora, ci si può aspettare che in un prossimo futuro la soglia di plastiche vergini utilizzate per i fini della stampa potrà crollare, lasciando il posto a filamenti frutto di riciclaggio. Bisogna notare che allo stato tecnologico odierno la qualità dei filamenti ottenuti con questa metodologia non è delle migliori: il filamento di plastica risultante presenta infatti delle imperfezioni sporadiche che possono compromettere la qualità del prodotto stampato. Tuttavia è innegabile che tale approccio sarà necessario per sfruttare ottimalmente le risorse già a nostra disposizione, senza produrre nuovi materiali grezzi con cui lavorare. Le prospettive di un potenziale risparmio economico vengono sminuite da quelle che sono le possibilità di un’impatto positivo sull’ecologia globale, su cui abbiamo già lasciato le nostre impronte a forma di chiazze chilometriche di pellet plastici negli oceani e troppo a lungo siamo rimasti a guardare.
  12. Anche io sono rimasto molto sorpreso dall'assistenza super veloce. Mi hanno ridato i soldi nel giro di 3 ore! Per costruirla ci abbiamo messo un totale di 3 giorni completi. Era la prima volta che montavamo una macchina di questo tipo e a causa della mancanza della belt abbiamo perso diverse ore cercandola ovunque.
  13. Rimango in attesa di nuovi modelli! Se la metti sul "cute" (come qualcuno ha commentato su Thingiverse) penso che andrai alla grande
  14. In laboratorio stiamo riscontrando questo problema: La Kentstrapper prende dentro il filamento, va bene per i primi 2-3 metri di filo e poi inizia letteralmente a mangiarsi il filamento, senza riuscire a tirarlo verso l'estrusore. Il problema si presenta sistematicamente, anche cambiando filo (PLA), quantità di materiale estruso, lanciando la stampa via SD o usando Repetier Host. Ho fatto diverse prove gestendo la stampante con Repetier Host, cambiando temperatura, velocità di stampa, ecc, ma il problema continua a presentarsi. Per ulteriore sicurezza ho smontato il corpo estrusore, andando quindi tirare fuori e a pulire manualmente ogni dentino che dovrebbe portare verso il basso il filamento, senza avere buoni risultati. L'estrusore è pulito, il piatto ben livellato (permette perfettamente l'uscita del filo). La stampante è ben settata. Qualcuno riesce a risolvere questo mistero? Ci sta sfuggendo qualcosa? Per ora l'abbiamo messa da parte perché non abbiamo tempo per stare a fare altre prove o modifiche... se però qualcuno riesce a darci una soluzione fattibile potremmo provare a rimetterla in vita!
  15. Bravo! E' molto simpatico
  16. Finalmente posso tornare alla carica! Vi aggiorno: la belt sono riuscito a recuperarla direttamente dalla casa madre: inizialmente avevo acquistato (sempre da loro) la belt nuova, avendo poche speranze di riuscire a farmela mandare in garanzia. Dopo aver effettuato l'acquisto, per un totale di una ventina di euro causa spedizione, ho scritto un'email segnalando la mancanza di questo pezzo. Nel giro di un'ora ho ricevuto risposta e, udite udite, si scusavano per l'errore, dovuto al fatto che impacchettano tutto a mano e che quindi può capitare che dimentichino qualche pezzo. Quindi, mi avrebbero inviato la nuova belt a costo zero. In più, vedendo che la Ormerod era una delle prime, mi hanno detto che avrebbero inviato anche una nuova scheda elettronica in quanto sapevano che le prime 200 avevano problemi e non partivano. Quindi, mi avrebbero inviato bel + elettronica nuova, completamente gratis. In più mi hanno annullato l'ordine della belt acquistata un'ora prima, ridandomi tutti i soldi spesi. Il giorno i pezzi onos tati spediti e nel giro di 3 giorni erano a casa mia. Quindi, che dire, un servizio di assistenza impeccabile!!! Arrivati i nuovi pezzi, abbiamo potuto ultimare la costruzione della nostra stampante. Allego qui sotto le foto scattate in ordine cronologico. Ecco quindi la nostra Ormerod, pronta per l'elettronica
  17. @EnricoMMF non credo che avrò molto successo per quanto riguarda il suono... essendo tutta a pezzi perde tantissimo in qualità E poi chissà cosa succede con l'incollaggio e la finitura... In ogni caso, quando la finirò, vi manderò un file audio con le sue prime note
  18. Alessandro Tassinari

    Ciao!

    Ciao @Dilan e benvenuto sul forum! Sicuramente troverai quello che cerchi
  19. Io sono d'accordo con @iLoveDooM , i test di Make sono ben fatti e ben studiati. Non escluderei a priori il fatto di riproporli. Aggiungiamolo alle cose da fare (sempre con gli stessi materiali)
  20. View full post
  21. Maggiore sarà la diffusione delle stampanti 3D, maggiore sarà in futuro la necessità di creare contenuti tridimensionali digitali che possano essere stampati. Nei portali di condivisione dei file 3D, come YouMagine o Thingiverse, possiamo trovare numerosi file da scaricare già pronti per la stampa; in alternativa, possiamo ricorrere alla modellazione tridimensionale manuale per creare un oggetto personalizzato. Se però dobbiamo riprodurre in modo preciso un oggetto esistente, come nel caso delle riproduzioni di oggetti d'arte o nel reverse engineering, l'unica possibilità che abbiamo è quella di ricorrere al rilievo tridimensionale. Eseguire un rilievo 3D di un oggetto significa ricrearne una perfetta copia digitale, cioè creare un modello 3D metricamente corretto. Rilievo 3D: le tecnologie A seconda di ciò che dobbiamo rilevare, abbiamo oggi a disposizione tecnologie e strumenti molto diversi, ciascuno con i propri pregi e i propri difetti. Conoscere le caratteristiche delle soluzioni a disposizione è importante, perché ci permette in ogni situazione di scegliere quelle più adatte. Le principali tecniche di rilievo 3D si possono classificare in: tecniche basate su sensori attivi (range-based); tecniche basate su sensori passivi (image-based). Le tecniche range-based impiegano strumenti che emettono un segnale che viene registrato dallo strumento stesso al fine di derivarne una misura di distanza: ad esempio i laser scanner, le stazioni totali, i GPS, i radar, ecc. In particolare, gli scanner laser e a luce strutturata hanno riscontrato un grande successo e hanno notevolmente aumentato la facilità con la quale possono essere acquisiti i dati relativi a semplici oggetti o ad ampie strutture; l'utilizzo sistematico di questi strumenti nel rilievo 3D è però ancora ostacolato dall'elevato costo dell'hardware. Le tecniche image-based sfruttano invece la luce presente nell’ambiente per acquisire immagini da cui derivare informazioni tridimensionali della scena osservata. Tra queste tecniche, la fotogrammetria è quella più conosciuta ed utilizzata per rilievi cartografici, architettonici, industriali e archeologici, ma richiede ancora apparati fotografici, strumentazioni e pacchetti software costosi, oltre a un approccio teorico e pratico particolarmente complesso. Una tecnica simile, che per certi versi può essere considerata un'evoluzione della fotogrammetria stessa, è la Structure-from-Motion, una tecnica che ha come scopo primario l’automazione dell’intero processo di elaborazione delle immagini. Al momento i principali vantaggi di questa soluzione risiede nel minor costo e nella elevata trasportabilità della strumentazione necessaria. Ci soffermeremo ora sulle principali soluzioni low-cost rappresentate da software di Structure-from-Motion, che permettono di ottenere rilievi 3D di qualità elevata utilizzando semplicemente immagini digitali, normali fotocamere e computer di medio livello; mentre tralasceremo - per il momento - il settore degli scanner, dove le soluzioni low-cost non garantiscono ancora la stessa qualità. Structure-from-Motion (SfM): come funziona? La SfM è una tecnica che permette di ricostruire in modo automatico una scena tridimensionale partendo da un set di immagini digitali bidimensionali; differisce sostanzialmente dalla fotogrammetria convenzionale in quanto non prevede alcun intervento umano nel processo. Per poter ricostruire la tridimensionalità di una scena è necessario ricostruire la posizione di scatto delle singole immagini, in modo tale da poter in seguito dedurre per triangolazione la posizione degli oggetti presenti in esse. Mentre la fotogrammetria tradizionale utilizza i dati GPS delle immagini o di punti di controllo di coordinate note, la tecnica SfM si basa sull'individuazione automatica di punti chiave (features) ben riconoscibili in tre o più immagini, che serviranno per creare corrispondenze tra le immagini e collegarle tra loro (image matching). Partendo dai punti chiave, attraverso un procedimento di triangolazione fotogrammetrica a stelle proiettive (meglio noto come bundle adjustement), in maniera automatica viene calibrata la fotocamera (orientamento interno: calcolo della lunghezza focale e del punto principale) e viene ricostruita la posizione di scatto delle singole immagini (orientamento esterno: coordinate dei centri di presa e rotazioni del fotogramma), e per ogni punto chiave vengono ricavate le coordinate reali x,y,z che vengono materializzate tridimensionalmente in una sparse points cloud, cioè in una nuvola di punti a bassa densità (sparse reconstruction). Nel passaggio successivo la nuvola di punti a bassa densità viene infittita aumentando enormemente il numero di punti (dense reconstruction) i dati relativi alla posizione x,y,z dei punti chiave vengono utilizzati come punti di partenza per estendere l'analisi delle immagini alle zone prossimali ai punti chiave e riconoscere ed estrarre la posizione x,y,z degli elementi circostanti. Il risultato finale sarà una dense points cloud, cioè una nuvola di punti densa. Per arrivare al modello 3D finale, poligonale e a colori, in seguito la nuvola di punti deve essere elaborata con programmi di mesh processing e texturing, come spiegato in questo tutorial: LINK. Structure-from-Motion: soluzioni open source e low cost Abbiamo a disposizione numerose soluzioni gratuite e low-cost di SfM e in particolare ci soffermeremo sulle cinque più diffuse (che sono infatti quelle utilizzate nei nostri corsi😞 Python Photogrammetry Toolbox, VisualSFM, 123D Catch, ARC3D e PhotoScan (Standard Edition). Abbiamo messo alla prova i software elaborando lo stesso set di immagini digitali e confrontando i risultati ottenuti: si tratta di 17 fotografie delle dimensioni di 3.600x2.700 pixel (ca. 10 MP) di un rilievo marmoreo che fa parte dello Zooforo del Battistero di Parma scolpito da Benedetto Antelami. Python Photogrammetry Toolbox - PPT PPT è una suite realizzata da Pierre Muloun (Mikros Image) e Alessandro Bezzi (Arc-Team) che lavora al meglio sui sistemi GNU/Linux, ma è disponibile anche per Windows, dove però è in grado di elaborare immagini non oltre i 2.500 pixel di larghezza (ca. 5 MP). Il tempo totale di processamento delle immagini dipende dalla potenza dell'hardware a disposizione e dal numero di immagini, ma in generale è piuttosto elevato soprattutto se le immagini da elaborare sono alcune decine. Molti esempi nel campo dei Beni Culturali sono disponibili qui: LINK. L'installazione è piuttosto semplice, basta seguire attentamente le indicazioni presenti in questa pagina: http://184.106.205.13/arcteam/ppt.php Nel nostro caso di studio in ambiente GNU/Linux (ArcheOS v. 5) è stato ottenuto un ottimo risultato: una nuvola composta da un elevato numero di punti, ben 1.099.551; mentre in ambiente Windows le immagini sono state scalate a 2.500 pixel di larghezza e si è ottenuta una nuvola di soli 487.901 punti. Velocità di elaborazione: lento Accuratezza: alta Difficoltà d'uso: facile Costo: Gratuito; software libero con licenza GNU GPL Punteggio: ★★★★☆ VisualSFM VisualSfM è un'applicazione sviluppata da Changchang Wu, in collaborazione con l'Università di Washingthon e Google. L'applicazione non è open source, come spesso erroneamente si crede, ma è freeware e può essere scaricata e utilizzata gratuitamente solo per uso personale e non commerciale. Installare VisualSFM è piuttosto semplice: dall'homepage è possibile scaricare i file d'installazione per Linux, MacOS e Windows, facendo attenzione a seguire alcune indicazioni presenti in questa pagina: http://ccwu.me/vsfm/install.html. Nel nostro caso di studio l'elaborazione è stata più veloce rispetto a PPT, ma con un risultato meno accurato: sebbene la nuvola sia in realtà più omogenea e ampia, il numero totale di punti estratti è sensibilmente inferiore, 699.175. Tempo di elaborazione: medio Accuratezza: media Difficoltà d'uso: facile Costo: Gratuito per uso personale e non commerciale Punteggio: ★★★☆☆ ARC3D ARC3D WebService è un'applicazione web sviluppata dal laboratorio VISICS dell'Università Cattolica di Lovanio. Il sistema funziona come servizio on-line: attraverso un applicazione multipiattaforma scaricabile gratuitamente (http://www.arc3d.be/), le immagini vengono inviate ad un server che le elabora; una volta terminata l'elaborazione, all'utente viene inviata una mail con un link per scaricare i risultati del rilievo 3D. Essendo un servizio online, è importante prestare attenzione a cosa accade alle nostre immagini che inviamo al server, le condizioni d'uso infatti specificano che: “The uploader gives ARC the right to use the results generated by the webservice for its research activities. In particular, the uploader gives ARC the right to use the data for the creation of a 3D repository for the testing and benchmarking of tools”. http://www.stampa3d-forum.it/wp-content/uploads/2014/11/Software-rilievo-3D-5-300x296.png Nel nostro caso di studio è stata restituita una nuvola di punti non colorata composta da 206.507 punti, quindi un risultato di gran lunga inferiore rispetto alle due soluzioni precedenti; l'unico vantaggio, è che in questo caso viene restituita anche la mesh (409.793 poligoni) e la relativa texture (8.092 pixel), entrambe di risoluzione molto elevata. Tempo di elaborazione: veloce Accuratezza: bassa Difficoltà d'uso: molto facile Costo: Gratuito per uso personale e non commerciale Punteggio: ★★★☆☆ Autodesk 123D Catch Anche in questo caso si tratta di un servizio online, ma rispetto ad ARC3D è disponibile sia come applicazione desktop (Windows, Android e iOS), sia come applicazione web per tutti i sistemi operativi (http://www.123dapp.com/catch). Il principio di funzionamento è simile al precedente: si inviano le foto attraverso l'applicazione (con un limite però di 70 immagini del peso massimo di 5 MB ciascuna); l'elaborazione avviene sui server e al termine l'applicazione restituisce un modello 3D già provvisto di mesh e texture. Da un punto di vista della licenza, in questo caso non è ben chiaro che cosa accada alle nostre immagini una volta caricate, in quanto è difficile districarsi nel mare delle licenze Autodesk... resta quindi il dubbio che anche in questo caso si cedano i diritti di utilizzo. Nel nostro esempio abbiamo usato l'applicazione web e abbiamo ottenuto un modello composto da soli 113.787 punti (con una nuvola poco densa, non omogenea e non colorata), una mesh di 227.161 poligoni con una texture a 4096 pixel. Un risultato quindi appena sufficiente, con un modello utilizzabile solo per una stampa 3D in scala e una visualizzazione online. Tempo di elaborazione: molto veloce Accuratezza: molto bassa Difficoltà d'uso: molto facile Costo: Gratuito Punteggio: ★★☆☆☆ PhotoScan (Standard Edition) PhotoScan è un software multipiattaforma per l'elaborazione di nuvole di punti, mesh e texture. La versione standard è indicata per la ricostruzione 3D di oggetti, in quanto consente di esportare solamente il modello 3D e le nuvole di punti. La versione professional, di costo molto più elevato, è indicato per i rilievi topografici e architettonici, in quanto consente l'inserimento di mire di coordinate note e l'esportazione di prodotti particolari, quali DEM e ortofoto. Il software è a pagamento, ma può essere richiesta una versione demo di 30 giorni; è inoltre disponibile una licenza educational a prezzo molto scontato, che tuttavia vieta l'utilizzo del software a scopo commerciale (http://www.agisoft.com/). Nel nostro caso di studio il software ha prodotto una nuvola di 1.437.525 punti ( senza lavorare al massimo delle possibilità), un risultato del 30% superiore a quanto ottenuto con PPT. Infine, è possibile elaborare velocemente una mesh da 500.000 poligoni con una texture a 8192 pixel. Tempo di elaborazione: veloce Accuratezza: molto alta Difficoltà d'uso: facile Costo: 148 euro (demo gratuita di un mese) Punteggio: ★★★★☆ Considerazioni conclusive Come accade in ogni lavoro, lo strumento deve essere scelto in base all'obiettivo da conseguire. In questo caso, non è sempre scontato dover utilizzare la soluzione in grado di restituire il maggior numero di punti. PhotoScan rappresenta la soluzione più efficiente, ma presuppone un investimento economico iniziale ed è indicato soprattutto per chi deve eseguire rilievi a scopo professionale e ha bisogno della massima accuratezza possibile. L'unica vera alternativa, in tal senso, è data da PPT usato su GNU/Linux, oppure, da VisualSFM per Windows e MacOS. Se invece abbiamo bisogno di realizzare un rilievo 3D per ottenere un modello da stampare in piccole dimensioni, quindi con una perdita dei dettagli più minuti, oppure da mettere online, quindi con la necessità di un modello leggero che sia facilmente visualizzabile con connessioni internet normali, possiamo tranquillamente rivolgerci ad ARC3D o a 123D Catch, certi di ottenere in breve tempo e con impegno quasi nullo un buon risultato alla giusta risoluzione per la stampa o per il web. In questi due casi dobbiamo però ricordarci che cediamo ai gestori delle applicazioni la possibilità di utilizzare le nostre immagini e i nostri modelli; elemento da non trascurare se si lavora su immagini coperte da copyright altrui, come, ad esempio, nel caso di opere d'arte. Vuoi saperne di più? Leggi la nostra guida dedicata agli scanner 3D per la stampa 3D.
  22. E l'ultima uscita da 50€...
  23. Ecco la lista delle uscite! @alessino @Kirys @AMaker @Robfax @tetsuo86 @leouz http://www.hachette-fascicoli.it/opere-piano/stampante3D.htm
  24. Vi elenco le caratteristiche tecniche, direttamente dal sito Hachette. Almeno le avete sott'occhio Stampante 3D derivata dal progetto RepRap Dimensioni 350 x 350 x 330 mm Volume di stampa 140 x 150 x 90 mm Ugello da 0,4 mm Velocità di stampa 33 cm3/h Passo X 80 step/mm ; Y 80 step/mm ; Z 4000 stem/mm Materiali PLA Filamento 1,75 mm Slot SD card Sicuramente i tempi sono troppo lunghi per potersi godere una macchina di questo tipo (e il prezzo è alto per quello che ne salta fuori). Io terrò d'occhio le uscite, magari uscirà un pezzo interessante da acquistare
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