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Materiale idoneo a contatto alimentare per stampa 3D FDM


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Mi rispondo da solo con una serie di informazioni che ho trovato in rete e mie constatazioni:

-> il filo deve ottenere approvazione FDA, che viene rilasciata a seguito di test chimici effettuati su un campione di filo. Il test viene eseguito da istituti o laboratori privati.

-> la base chimica più apprezzata è quella del PET o PETG (la plastica usata per le bottiglie d'acqua per intenderci), ma si trova anche PLA.

-> il processo di stampa 3D FDM prevede inevitabilmente la realizzazione di oggetti porosi. Ne consegue che sia sconsigliabile i riuso degli oggetti stampati a seguito del primo utilizzo a causa di quasi inevitabile proliferazione batterica.

-> come già sapevamo, esistono diversi filamenti già certificati in commercio ( PLA di Keytech, Taulman t-glase, Nanovia pla EF).

-> nel processo di estrusione degli oggetti è necessario usare un hardware dedicato: la stampante 3D, ma in particolare il blocco estrusore, non devono aver utilizzato altri materiali. Chiaramente, il rischio sarebbe quello di mischiare, anche se in minima parte, polveri di plastiche non idonee al contatto alimentare.

Ora aggiungo qualche domanda:

  • che parametri deve avere il materiale per ottenere certificazione FDA?
  • è disponibile sul mercato un materiale in granuli, dotato di certificazione FDA, che sia utilizzabile come base per estrudere un altro materiale?
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La certificazione fda viene rialasciata non solo per il tipo/qualità del materiale, ma impone delle specifiche molto strette per quanto riguarda la RUGOSITÀ del materiale. Onestamente non trattavo direttamente la cosa, ma lavoravo nel campo dosaggi, tra cui l'alimentare. Per esempio un'unità di dosaggio in inox 316 FDA ha una rugosità diversa(minore) rispetto alla stessa unità non FDA. Rugosità intesa per le parti a diretto contatto con il cibo. 

 

Dopo tutta la mia manfrina, vien da sé che la stampa 3d è in toto esclusa... Almeno la FDM... 

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@Whitedavil grazie per aver condiviso la tua esperienza.

In realtà, come descritto in questa vecchia discussione sul forum, esistono materiali per stampanti 3D FDM dotati di certificazione (vedi il certificato allegato). Sicuramente il nodo sta nella "rugosità" che il processo di stampa prevede inevitabilmente.

Vorrei andare a fondo sulla questione e capire se effettivamente ci sono dei buchi di normativa e fin dove è possibile spingersi.

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Che il materiale e il suo processo produttivo creino un filamento certificato FDA non ci siano dubbi, ma il prodotto stampato sicuramente non potrà godere di tale certificazione. 

 

Per esempio un pezzo in pvdf lavorato e rifinito a cnc, per quanto sia "liscio" presenta i tipici "segni" di tale lavorazione e non passa l' FDA. Lo stesso pezzo in pvdf certificato, è talmente lucido che ti ci specchi quasi...

Non ti voglio smontare, ma almeno non perdi tempo. 

Se poi pensi ad oggetti "usa e getta", li non ti so dire

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Che il materiale e il suo processo produttivo creino un filamento certificato FDA non ci siano dubbi, ma il prodotto stampato sicuramente non potrà godere di tale certificazione. 
 
Per esempio un pezzo in pvdf lavorato e rifinito a cnc, per quanto sia "liscio" presenta i tipici "segni" di tale lavorazione e non passa l' FDA. Lo stesso pezzo in pvdf certificato, è talmente lucido che ti ci specchi quasi...
Non ti voglio smontare, ma almeno non perdi tempo. 
Se poi pensi ad oggetti "usa e getta", li non ti so dire
Questo è comprensibile. Ma allora i filamenti certificati alimentari che ragione d'essere hanno? Solo una tranquillità per piccola produzione casalinga monouso?

Anycubic kossel linear plus,
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10 ore fa, Adryzz dice:

Tuttavia esistono 2 soluzioni, materiale antibatterico, ne ho visti un paio in giro e risolvono il problema della proliferazione, rivestimento in resina alimentare prochima che di per se e' certificata FDA

Il rivestimento in resina alimentare vorrei evitarlo: l'obiettivo sarebbe quello di evitare ulteriori finiture/lavorazioni oltre alla fase di stampa 3D.

L'uso di un materiale antibatterico a monte può certamente aiutare, ma non credo sia molto diverso da usare un materiale già dotato di certificazione FDA. O sbaglio?

La certificazione FDA prevede anche che il materiale sia antibatterico? Devo approfondire...

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1 ora fa, BMaker dice:

Il rivestimento in resina alimentare vorrei evitarlo: l'obiettivo sarebbe quello di evitare ulteriori finiture/lavorazioni oltre alla fase di stampa 3D.

L'uso di un materiale antibatterico a monte può certamente aiutare, ma non credo sia molto diverso da usare un materiale già dotato di certificazione FDA. O sbaglio?

La certificazione FDA prevede anche che il materiale sia antibatterico? Devo approfondire...

No piano, stai facendo confusione, il materiale certificato FDA puo' andare a contatto con gli alimenti, ma non vuol dire che sia antibatterico, i filamenti antibatterici a base di ioni di argento sono usciti da poco per evitare il discorso usa e getta delle stampe 3d per alimenti, in quanto essendo porosi creano di per se un ambiente idoneo alla proliferazione, e' un discorso molto complesso.

Tutto e' nato dallo sviluppo delle protesi 3d, che sulla pelle creavano eritemi e infezioni a causa dei batteri che ristagnavano, da li sono nati i filamenti antibatterici usati con successo per risolvere il problema, lo step successivo e' stato pensare di certificarli FDA per usarli anche per alimenti.

E per incasinarti ancora di piu' ti dico questo, se anche usi una stampante solo per quello puoi avere tracce di ptfe, di metalli, di rame, tutto quello di cui e' fatto l'estrusore, quindi dovresti cercare estrusori specifici che garantiscano il non inquinamento del prodotto finito.

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