makars DLP

Il secondo laboratorio di stampa 3D di questa prima edizione di Makars, la prima Scuola in Italia di Fabbricazione Digitale per i Beni Culturali, è stato interamente dedicato alla stampa 3D DLP – Digital Light Processing.

Il laboratorio è stato tenuto da Manuela Pipino e Davide Marin di Lumi Industries, una start up italiana con sede a Casella d’Asolo (TV) specializzata nella realizzazione di stampanti DLP di grande qualità e dal costo veramente accessibile, aspetto non trascurabile per chi lavora nel settore culturale.

Insieme a loro abbiamo parlato della tecnologia di stampa DLP, abbiamo visto come funziona la loro stampante LumiPocket PRO e l’abbiamo usata per stampare alcuni dei reperti scansionati al Museo Civico Archelogico di Albano Laziale durante i precedenti corsi di rilievo 3D.

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La tecnologia DLP si basa sull’uso di fotopolimeri liquidi che si solidificano quando vengono colpiti dalla luce di un proiettore. Una qualsiasi stampante DLP è quindi composta da una vaschetta contenente il fotopolimero e in cui è immerso il piatto di stampa, e da un proiettore, generalmente full-HD in quanto garantisce la maggior risoluzione di stampa.

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La LumiPocket PRO ha un’area di stampa cilindrica, 10 cm di diametro per 10 cm di altezza, ed è in grado di creare oggetti con alta precisione, fornendo una risoluzione fino a 37μm sull’asse XY e fino a 50µm sull’asse z. Insieme alla stampante viene fornito il software LumiCreator con cui realizzare lo slicing del modello, calibrare il piatto di stampa e, più in generale, controllare le impostazioni e il processo di stampa. Lumi Industries producono anche una serie di resine ottimizzate per essere usate con la LumiPocket e garantire la maggiore qualità di stampa possibile; tuttavia, la stampante è perfettamente compatibile anche con le più diffuse resine attualmente in commercio.

Le stampanti DLP possono utilizzare un’ampia gamma di resine, tra le più interessanti certamente quelle fondibili che possono essere utilizzate per realizzare oggetti in metallo con la tecnica della “cera (resina) persa” in quanto bruciano senza lasciare residui. Nel campo dei Beni Culturali ciò potrebbe aprire numerose possibilità per la riproduzione di gioielli antichi.

La preparazione del file STL per la stampa è piuttosto semplice, anche se richiede qualche accorgimento in più rispetto alla stampa FDM. In particolare, è importante dare uno spessore alle pareti del modello (per la LumiPocket viene consigliato un valore di circa 1,7 mm) e creare due fori per permettere alla resina che non viene solidificata di uscire dall’oggetto. Dopodiché è sufficiente costruire i supporti, fare lo slicing e lanciare la stampa.

Una volta terminato il processo di stampa, l’oggetto deve essere liberato dai supporti e ripulito con alcool, in modo da togliere tutti i residui di resina liquida e, infine, asciugato sotto una lampada UV.

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La tecnologia DLP è relativamente veloce e molto precisa, è sicuramente la soluzione ideale per riprodurre oggetti di piccole dimensioni oppure oggetti con particolari molto minuti, che non potrebbero essere resi con la tradizionale stampa FDM. Ne abbiamo avuto la conferma con la stampa di questa testina di guerriero conservata al Museo Civico Archeologico di Albano Laziale: seppur l’oggetto sia alto appena 9 cm la resa dei particolari,anche quelli più piccoli, è davvero eccezionale.

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Alla prossima puntata con il report del corso di stampa 3D con argilla.