La stampa 3D FDM, come saprai, si basa sulla sovrapposizione di strati di materiale sull’asse Z per la costruzione di modelli tridimensionali. Se per molti aspetti ciò è un punto di forza, non si può nascondere che abbia dei limiti. Uno dei più grandi deriva dall’estrusione su parti a sbalzo o sul vuoto, da sempre un argomento cruciale e fonte di problemi per i maker che vanno alla ricerca del bridge perfetto.

Stiamo parlando di stampe che per propria natura necessitano di depositare materiale tra due appoggi distanti: i ponti, chiamati “bridge” nel mondo della stampa 3D. Sulla rete fioccano i ‘Bridging test’: ponti in sequenza con lunghezze sempre maggiori che permettono di testare la capacità della propria stampante. Stamparli bene è sempre una sfida, proprio per questo abbiamo deciso di affrontarla e di cimentarci nella stampa di un bridge di ben 20 centimetri di ampiezza. Prima di introdurre il test però, è necessario fare dei chiarimenti: il test non è universale, è infatti influenzato da molti fattori. Tra i principali ci sono il sistema di raffreddamento e la qualità del materiale utilizzato in stampa. Bisogna inoltre tenere a mente che ogni filamento si comporta diversamente a parità di temperatura.

Fatte queste dovute premesse, iniziamo i nostri test! Saremo in grado di ottenere un bridge perfetto? Scopriamolo!

ALLA RICERCA DEL BRIDGE PERFETTO – TEST n°1

Per testare il comportamento in bridging e trovare il migliore setup, cominciamo da impostazioni base:

  • temperatura ugello: 220°C
  • velocità di stampa: 60 mm/s
  • flusso materiale 100%

Come prevedibile si verifica un cedimento importante di materiale, che va a toccare la superficie del piano.
Sappiamo che il materiale deve raffreddarsi velocemente per evitare di deformarsi dopo l’estrusione e cadere, perciò, non potendo agire sulla ventilazione (che è già impostata al 100%), andiamo a diminuire la temperatura dell’ugello. Diminuiamo inoltre il flusso.

TEST n°2

  • temperatura ugello: 200°C
  • velocità di stampa: 60 mm/s
  • flusso materiale 90%

I risultati sono nettamente migliori, sintomo che la temperatura ha grande influenza sulle prestazioni. Proviamo ora a diminuire ancora il flusso di stampa.

TEST n°3

  • temperatura ugello: 200°C
  • velocità di stampa: 60 mm/s
  • flusso materiale 80%

In questo caso c’è stato un piccolo passo indietro. Che succede? Le linee di filamento questa volta, a causa della eccessiva diminuzione del flusso, sono troppo sottili e faticano a legarsi tra loro: non riescono a comporre correttamente il primo layer sul vuoto e cadono singolarmente. Tornando quindi al precedente valore di flow, diminuiamo ancora la temperatura (toccando la minima stampabile dal filamento in uso) e portiamo la velocità ad un valore inferiore per agevolare il raffreddamento del materiale.

BRIDGE PERFETTO – TEST n°4 – CI SIAMO

  • temperatura ugello: 190°C
  • velocità di stampa: 40 mm/s
  • flusso materiale 90%

Siamo arrivati ad un risultato soddisfacente, completando con successo il nostro bridge test di 20 centimetri. Quello che vi ho mostrato è volutamente un test estremo, ma utile per comprendere fin dove puoi spingerti e su quali impostazioni devi agire per ottenere bridge simili con la tua stampante.
Nel nostro nostro test, per maggiore chiarezza abbiamo utilizzato le impostazioni generali. In alcuni slicer, come quello usato in questo caso – Ultimaker Cura 3.6 – sono disponibili impostazioni dedicate alla costruzione di ponti e sbalzi, che ti permettono di attuare i parametri del bridge solamente quando in stampa si incontrano questi elementi. In sostanza queste si attivano solo quando è necessario, evitando di avere effetto su tutto il modello. A questo link trovi la nostra guida completa a Cura Ultimaker.

Vuoi sapere tutti gli altri parametri utilizzati per questa stampa? Abbiamo appositamente aperto una sezione del nostro forum dove condividere le impostazioni dei modelli meglio riusciti. Accedi alla sezione dedicata con il pulsante qua sotto!

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