3D printing gardens

Ormai lo abbiamo capito, le stampanti 3D non si limitano soltanto all’uso della plastica. Negli ultimi anni sono emerse idee di tutti i tipi al riguardo, come gomma, resina, cioccolato, varie tipologie di cibo, pongo, argilla, legno e tanti altri. Ora però vogliamo mostrarvi quello che pare possa arrivare a migliorare notevolmente le condizioni di vita e di benessere nelle nostre città così sovraffollate, dense e grigie.

3D printing gardens 3D printing gardens

Interviene in questo panorama Yuichiro Takeuchi, informatico alla Sony Computer Science Laboratory, Inc., con il suo progetto “Printable Gardens”. Ciò che egli ha fatto, è stato modificare una stampante 3D con metodologia FDM per estrudere un letto di nutrienti per le piante e di semi. In questo modo è possibile creare giardini di ogni forma e dimensione (addirittura come un orsacchiotto!) e questi possono essere posti ovunque: giardini privati, davanzali, anche tetti! Questa tecnica a dire il vero è stata pensata da Takeuchi proprio per costruire giardini sui tetti perché, come lui stesso afferma: “Qui in Giappone amiamo le lucciole (hanno un particolare significato culturale), ma potendo prosperare solo in incontaminati ambienti, non le vediamo nella densa Tokyo. Spero che, installando un buon numero di giardini stampati in 3D sui tetti, per tutta Tokyo, un giorno si possa riportare le lucciole nel mio quartiere.”

3D printing gardens 3D printing gardens

L’approccio di Takeuchi per far crescere le piante è quello idroponico, che, a differenza di quello idraulico, che usa piante acquatiche immerse nell’acqua (crescono autonomamente), è capace di far crescere piante di qualunque genere grazie a uno speciale sistema di circolazione del liquido.

Questa tecnica di giardinaggio chiaramente non è nuova: per esempio Patrick Blanc ha raggiunto la fama grazie ai suoi giardini verticali, che sfruttano questo approccio. Le differenze che intercorrono tra questi due personaggi sono però diverse:

  • i “Printable Gardens” hanno una maggior flessibilità, in quanto si può scegliere un qualunque tipo di forma e dimensione, avendo a disposizione solo una stampante 3D modificata e un file STL
  • il costo dei giardini di Takeuchi inoltre risulta solo una frazione di quelli di Blanc, poiché richiedono una minor quantità di lavoro e di ostacoli
  • inoltre la differenza più importante è lo scopo: quello di Blanc è di abbellimento, invece quello di Takeuchi è di sensibilizzare i cittadini al problema dell’inquinamento atmosferico, argomento sempre più scottante

3D printing gardens

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Il sistema utilizzato è analogo anche a quello utilizzato dalla Farmbot di Rory Aronson, dove però lo scopo principale è quello di facilitare il lavoro all’agricoltore per la coltivazione di diverse tipologie di piante (sistema policolturale).

Insomma, sicuramente la tecnica non è nuova, ma quello che ha dell’incredibile e cui Takeuchi aspira, anche se il progetto è ancora in fase di prototipo (ancora troppo lento e per spazi ancora troppo piccoli), è un mondo in cui il grigiore degli edifici sia superato dal verde rigoglioso delle piante e delle erbe. Ha già attirato l’attenzione della Sony CSL Symposium, al Museum of Modern Art di New York e quello che si propone di fare nel prossimo anno, è di creare una più grande ed efficiente stampante 3D per le piante.