In questi giorni si stanno leggendo molti reportage della Maker Faire Rome 2014, la maggior parte scritti da chi è passato in fiera un giorno, di corsa, con l’ansia di dover prendere il treno per tornare a casa. Com’è facile immaginare, questi “racconti” non rispecchiano quello che è stata davvero la Maker Faire Rome di quest’anno.

L’evento di quest’anno ha attirato più di 90.000 visitatori, un numero considerevolmente maggiore rispetto i 30.000 dell’anno scorso. In effetti, le file che abbiamo visto all’ingresso nelle ore di punta confermano questo dato, dimostrando quanto fosse aumentato l’interesse verso i temi dell’innovazione tecnologica, dell’artigianato digitale e delle tecnologie open source. Il tutto è stato coronato con una promozione speciale verso i più giovani, i quali sono stati di fatto il target più importante della manifestazione.

Per noi di Stampa 3D forum sono stati tre giorni intensi, pieni di persone da incontrare, talk da ascoltare, aziende da intervistare. Si respirava quell’aria fresca, intrisa di innovazione e voglia di cambiare tutto, per davvero.

Però.
Sì, c’è un però. Se da un lato la Maker Faire Rome 2014 è stata coinvolgente e piena di stimoli, dall’altro ha sollevato diverse problematiche che non hanno agevolato l’interazione, il networking e, purtroppo, la visibilità di chi doveva essere al centro dell’attenzione: i makers.

COS’E’ MANCATO?

Innanzitutto una mappa dettagliata, magari che riportasse la lista degli espositori con la relativa posizione in modo da trovare più velocemente le cose che si aveva interesse di vedere. E’ vero, erano molti i progetti esposti, ma questa mancanza ha limitato la possibilità di fare incontri e scambiarsi idee, mettendo in risalto alcuni espositori rispetto ad altri: chi ha avuto la fortuna di essere posizionato in un tendone di fronte all’ingresso ha avuto molti più visitatori di chi aveva una posizione più decentrata. Insomma, un po’ di aziende qua, un po’ di FabLab là.

Infatti, l’organizzazione spaziale degli espositori è stata forse la più grande delle problematiche. La fiera è stata dispersiva, con molti spazi inutilizzati. Non che questo ci sia dispiaciuto – avere spazi liberi per incontrarsi, fare due passi o sedersi per un break non dispiace a nessuno. Il problema l’abbiamo trovato nelle distanze, le aree espositive erano lontane tra loro, qualcuna al piano terra, qualcuna nei sotterranei e qualcuna nel piano a cielo aperto. Altri, addirittura, si sono ritrovati a esporre al di fuori dell’area del Parco della Musica. Per raggiungerli bisognava “superare” un passaggio che ad una prima occhiata sembrava sorvegliato da “sentinelle”. Ed è proprio in quest’area decentrata che si trovavano i FabLab e i loro makers, i quali avevano molto da mettere in mostra ma che, per difficoltà logistiche o per impossibilità di accorpare gli espositori per tematiche, sono stati messi da parte. Ovviamente non si sta urlando al complotto, ma la sensazione che abbiamo provato – e che abbiamo condiviso con visitatori ed espositori – è stata questa.

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Ci sembra chiaro, essere alla Maker Faire non significa fare gara a chi riceve più visitatori. L’evento dovrebbe essere una grande festa dedicata ai makers e a chi ha qualche progetto per la testa, un’occasione per incontrare persone che fino a quel momento si sono solo conosciute online. Quest’anno questa componente è un po’ mancata, lasciandoci una puntina di amaro in bocca.

Sappiamo che gli organizzatori terranno conto delle nostre considerazioni.
Siamo stati bravi, il prossimo anno lo saremo ancora di più. Parola di maker.