Uno dei motivi per cui le stampanti 3D sono ancora una tecnologia riservata a pochi può essere imputato ai costi non esattamente contenuti del materiale adoperato, soprattutto se comparati ai costi del materiale stesso in forma grezza, piuttosto che in filamento. Ad esempio, un chilo di ABS in filamento si aggira attorno ai 28 – 35 euro contro i 10 euro di un chilo di ABS grezzo (intendiamo a granuli, quindi a pellets).

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Fortunatamente, l’ecosistema del 3D printing non è costituito solo da stampanti 3D ma anche da altri dispositivi che possono facilitare il processo di prototipazione o addirittura renderlo ancor più DIY. In questo articolo tratteremo dei dispositivi che consentono di fabbricare filamenti in maniera autonoma, mediante pellets o riciclando materiali plastici di vario tipo.

Un’impresa italiana, la Ewe Industries, ha da poco messo a punto uno strumento, Ewe Filament Extruder, che consente di trasformare del materiale plastico, in granuli, nel materiale stesso, sotto forma di filamento. Il dispositivo consente di variare la temperatura di estrusione in funzione del tipo di plastica che si sta adoperando, in ogni caso il range di temperatura ammissibile è di 20°-230° C. Non è possibile, quindi, mischiare due tipi diversi di plastica, proprio perchè la temperatura di transizione vetrosa varia a seconda della tipologia di materiale polimerico adoperato. Si possono scegliere plastiche di diversi colori da mischiare tra loro per ottenere la tonalità desiderata, aggiungendo anche cariche al colore base per conferire all’oggetto finiture diverse (carbonio, legno ecc).

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Un altro dispositivo di questo tipo è il Filabot (uno strumento molto simile è FilaFab, potete approfondire le sue caratteristiche a questo LINK). Probabilmente ne avrete già sentito parlare non solo perchè è stato uno dei primi a introdurre la possibilità di creare filamenti a partire da plastica riciclata ma anche perchè è un progetto che ha preso vita grazie ad una brillante campagna di crowdfunding, a partire da una idea di uno studente del Vermont Technical College, Tyler McNaney.

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La logica alla base di strumenti di questo tipo non è troppo diversa da quella che sta alla base delle stampanti 3D vere e proprie. In funzione del materiale da adoperare si setta una temperatura di estrusione, si inserisce la plastica in grani nella tramoggia e la si fa avanzare verso l’estrusore con continuità, mediante una vite collegata ad un motore. Alla fine vi sono dei componenti che regolano la dimensione del diametro del filamento in uscita.

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I due dispositivi sono abbastanza simili nelle funzionalità. Consentono, inoltre, di avvolgere il filamento direttamente al rocchetto, contestualmente all’estrusione. Secondo ciò che afferma la Ewe Industries, il proprio dispositivo è estremamente facile da usare e customizzabile in funzione dell’utente, cioè lo si può usare in modalità automatica o avanzata, in funzione dell’esperienza dell’operatore. Quando si parla di Filabot ci si può riferire a tre tipi diversi di macchina: Filabot Original, Filabot Wee e Filabot Reclaimer, quest’ultimo serve solo per ridurre in grani gli oggetti di plastica che si vuole riciclare. Da specifiche tecniche risulta che il Filabot può raggiungere temperature elevatissime, arrivando anche a 400°C. Sembrerebbe superfluo ma è bene specificare che questi dispositivi cambiano solo la forma della plastica, nel senso che trasformano plastica in grani in plastica in filamento; sarebbe assurdo quindi aspettarsi di ottenere dell’ABS dopo aver introdotto degli scarti di PET.

Riciclare ogni tipo di plastica ed adoperarla per le proprie stampe potrebbe apparire come un’idea brillante ed ecofriendly, tuttavia mi sembra doveroso proporre delle riflessioni anche sui rischi che potebbero sopraggiungere adoperando in maniera inadeguata questi dispositivi.

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Gli oggetti di plastica di uso quotidiano raramente sono omogenei, quando si fonde un oggetto di scarto bisogna avere l’assoluta certezza di che tipo di materiale si sta fondendo, per evitare di settare temperature errate e quindi di esalare fumi tossici. Capire con esattezza con che tipo di plastica si ha a che fare potrebbe non essere sempre così immediato. Personalmente ritengo che questi dispositivi siano molto interessanti ed abbiano notevoli punti di forza ma al contempo credo che pensare di poter riciclare in casa materiali plastici prescindendo dai processi di riciclaggio industriale sia un’utopia e a volte potrebbe essere anche pericoloso per le ragioni di cui sopra. Sicuramente un uso responsabile delle materie plastiche sarebbe consigliabile in ogni caso.