Tutto sommato, la piccola Kiwi 3D ci ha sorpresi. Siamo riusciti a produrre dei bei modelli, spingendola al massimo del suo potenziale con stampe che superavano le 8 ore di lavoro e ottenendo i risultati che volevamo. La struttura è solida e non abbiamo avuto problemi a trasportarla in giro a più di un evento: la metti nello scatolone, la carichi in auto e la ritiri fuori per stampare. Se hai evitato le buche per strada, non devi neanche livellare di nuovo il piatto: inserisci il filamento e via che si stampa.

Il volume di stampa è limitante, sarete costretti a stampare modelli abbastanza piccoli, oppure a dividere in pezzi da assemblare i modelli più grandi – se non sapete come fare, ecco qualche consiglio. Dividendo il modello in pezzi prolungherete inevitabilmente i tempi per ottenere l’oggetto finito. Il materiale consigliato è solamente il PLA; non che questa sia una grandissima limitazione, noi siamo riusciti a stampare anche con filamenti in gomma. Con l’ABS avrete problemi a causa dell’assenza del piatto riscaldato. La fase di slicing è agevolata grazie ai profili scaricabili dal sito di Sharebot, anche se questo non vi salverà dalla necessità di conoscere i parametri per arrivare a stampare i modelli esattamente come volete voi.

La Kiwi 3D è consigliata a chi si avvicina per la prima volta alla stampa 3D e a chi non necessita di una stampante di grandi dimensioni. Sicuramente è un po’ più macchinosa rispetto ad altre stampanti ma, una volta che ci avrete preso confidenza, potrete farla produrre senza sosta.

Prezzo: 570€ per il kit di montaggio, 696€ assemblata.

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