Seguendo le ultime notizie non si può non notare come la stampa 3D si stia sempre più diffondendo oltre il suo habitat iniziale, le officine di appassionati e i FabLabs dei makers, per conquistarsi un posto di tutto rispetto in ambiti tradizionali come ospedali e università che forse un giorno non potranno farne a meno.

Un esempio di tutto questo ci porta alla storia di un bambino di 7 anni, Joos, che a seguito di una caduta in un parco giochi si procura la frattura di entrambe le ossa dell’avambraccio sinistro. Non molto tempo dopo gli viene diagnosticata un’anomalia del processo di guarigione che causa una impossibilità ad eseguire anche i movimenti più semplici e la perdita della sensibilità di alcune dita della mano. Nonostante sembrasse non ci fosse più nulla da fare, i genitori di Joos continuarono a cercare un modo per risolvere questo problema e ridare al proprio figlio la possibilità di muovere nuovamente il braccio come prima. Un anno dopo la caduta incontrano il professore Frederik Verstreken MD (Monica Hospital, Anversa, Belgio) specialista in chirurgia della mano. Il dottor Verstreken si interessa al caso e decide di lavorarci assieme a una società belga pioniera della stampa 3D in campo medicale, la Materialise. Grazie a questa collaborazione riesce a stampare un’apposita guida chirurgica per il paziente prendendo come modello di riferimento i dati provenienti da una scansione del braccio destro dello stesso Joos.

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Durante l’operazione la guida chirurgica viene posizionata all’interno dell’osso del paziente e si adatta come un guanto nel punto esatto necessario. Una volta che la guida e’ stata posizionata vengono eseguiti dei fori per poi poter inserire la placca in titanio. Data la complessità del caso anche la protesi in titanio è stata appositamente realizzata e stampata tramite una stampante 3D dalla Mobelife, specialista in sviluppo di impianti chirurgici di ricostruzione di ossa e giunti.

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Grazie all’ausilio di queste nuove tecnologie il dottor Verstreken é stato in grado di correggere automaticamente la rotazione dell’osso ottenendo il risultato voluto. Pochi giorni dopo l’intervento chirurgico, Joos poteva sentire le sue dita, una sensazione che non aveva provato da molti mesi.

Il risultato chirurgico ha superato ogni aspettativa e una volta guarito ci si può accorgere che Joos ha subito un intervento chirurgico solo guardando la cicatrice, ma per quanto riguarda i suoi movimenti questi sono ritornati assolutamente normali.

Grazie all’utilizzo delle nuove tecniche di stampa 3D é stato possibile ridare una nuova opportunità per un’infanzia spensierata e attiva ad un bambino, valida testimonianza di come le nuove tecnologie possono fornire un ottimo ausilio per risolvere situazioni cliniche anche molto complesse.

Orlando Rossi – Open BioMedical Foundation