Swarmscapers, un esperimento per una nuova architettura

Swarmscapers architecture

Swarmscapers è il progetto nato da un team di studenti , Clayton Muhleman, Alan Cationi e Adithi Satish , della California College of the Arts ( CCA ) di San Francisco, che utilizza i principi base delle stampanti 3d per poter realizzare, in un prossimo futuro, degli edifici con l’ausilio di robot.

Swarmscapers architecture

L’esperienza coinvolge diversi settori, dalla robotica, alla stampa tridimensionale, all’architettura, ed è già proiettata verso applicazioni su più ampia scala.
I robot in cantiere saranno pensati come se fossero degli operai in fabbrica: ogni robot potrebbe contribuire alla costruzione di un edificio, ognuno con un preciso compito e responsabilità. Si pensi anche alla grande potenzialità di edificare in zone impervie o in terreni accidentati.

Swarmscapers architecture

Il prototipo realizzato dimostra come si potrebbe costruire un modello, precedentemente ideato e progettato, utilizzando robot programmati.

Lo studio approfondisce sia le potenzialità dell’utilizzo di uno “sciame” (swarm) di robot in campo edile, che la possibilità di edificare direttamente in loco con gli stessi materiali reperiti.

Swarmscapers architecture Swarmscapers architecture

Per due mesi i tre ragazzi hanno studiato e approfondito il progetto in toto, realizzando gli strumenti tecnologici necessari per il compimento dell’opera ideata, lo Swarmscapers.
Tutte le parti del corpo principale dei robot, compresi dadi e rondelle per l’assemblaggio, pensati inizialmente in metallo, sono stati stampati in 3d.
Sono stati impiegati ben 10 software per la modellazione e la programmazione, i quali dovevano assicurare che i robot fossero in grado di disporre il collante nella giusta quantità e posizione, in piena autonomia e secondo un disegno pre-progettato.

L’esperienza, poi realizzata e pubblicata, consiste nel porre entro un involucro la segatura, che costituisce la materia prima (materiale di scarto reperito in loco), ma che potrebbe esser sabbia, sale, riso, etc… In seguito il robot, fornito di legante, è stato introdotto nell’involucro, ha depositato il collante strato dopo strato sulla segatura, sino a formare pareti in elevazione secondo il progetto, ma che risultano occultate dal cumulo di segatura stessa.
L’esperimento si conclude portando alla luce le pareti costruite tramite l’asportazione della segatura in eccesso.

Le tecnologie robotiche e di fabbricazioni emergenti, vedi stampa 3D, si proiettano verso un sistema architettonico capace di recepire ogni nuova potenzialità, in un sistema che va di volta in volta affinandosi e dotandosi di maggiori dettagli e accuratezza.

Testo di Ryka Tempesta