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  1. non avendo bobine non posso confermarlo, ma penso che se reimbustato con apparecchio per alimenti sottovuoto inclusa bustina per esiccare ( quella si pre-trattata a 60° almeno 1 ora , ho dei bustoni da 350 grammi ) dovrebbe recuperare senza scaldare la bobina. A livello di logica penso funzioni. Se qualcuno del forum conferma il funzionamento e se qualche altro ritira su Bari e brevi d'intorni l'apparato , ho un doppione di apparato sottovuoto regalatomi a natale ancora nel cartone da disimballare , inclusa bustona porta piumone richiudibile/riutilizzabile . ( cedesi un tot al KG, stile costo piatto d'insalata )
  2. i fili in rame sono sicuri (non scaldano) se ci fai passare sino a 4A/mmq.e, di limite, il doppio. Con il doppio non "squaglia" la copertura, ma stai buttando nell'immondizia della potenza, invece di scaldare il solo Bed, scaldi anche i fili. 16A a 12V sono 4mmq,se poi il bed assorbe di più di 16x12=192Watt comunque terranno. Con 11 AWG sei ancora dentro, vedi tabella. Volendo usare fili più fini , conviene pilotare il bed a 24 Volt riducendo la corrente alla metà e, di conseguenza , basteranno fili da 2 mmq
  3. Cercando cercando , ho trovato chi ha fatto un estruttore "gigante" rispetto a quello che vorrei fare io. Tant'è che ci ricava le bobine........ https://www.italia3dprint.it/estrusore-per-filamento/ Comunque il principio è quello, ho una bella punta di trapano che non taglia più e un cilindro di acciaio a misura, dovrei avere i cuscinetti ed anche qualche ugello delle cucina a gas. Questo sabato ho il turno in ospedale, abbiamo già 100 ricoverati covid, ma domenica non mi fanno uscire di casa, per cui........
  4. Si , l'unione delle due tecnologie mi veniva da una altra esigenza, con 3,4,5 resine di colore diverso potevo ricavare sino a 16 colori. Qualche esperimento fatto a mano , il filo elettrico viene avvolto intorno agli aghi in acciaio e stagnato, poi si possono ruotare gli aghi con ottima tenuta meccanica ed un incollaggio dei connettori per le siringe tra loro per maggiore stabilità meccanica. ( esperimento finale con 3 tubi capillari , aghi inclinati a 15° ,con le punte quasi a contatto ). Ho tirato delle strisce di 2 mm circa di larghezza, alte forse un decimo di mm ricavando sfumature diverse , lasciato il tutto al sole per indurire, ho solo la resina nera, bianca e rosa ma tutto sommato non sembra lavorare male, una volta indurita ho provato a tirare questi fili, il punto di rottura mi sembrava randomico, ovvio che si devono utilizzare resine di colore diverso della stessa marca e prestazioni ( per tenuta ed indurimento ). Tornando alle FDM, la variazione dell'hot end della immagine postata sopra non mi sembra impossibile, serve l'ennesimo motore stepper che faccia girare la vite senza fine che a sua volta pompa in modo molto preciso la plastica fusa. Se gira più velocemente pompa di più, in base alla velocità di stampa voluta. Servono 2 termoresistenze per il monitoraggio del sistema hot end, con il serbatoio in ingresso più alto in temperatura e punto di uscita con la temperatura volute da voi , già pluri verificate negli anni. Ovvio , non puoi dare un sistema del genere a chi parte da zero, te lo rompe in cinque minuti. Serve quindi un apposito sw di pilotaggio che eviti gli errori più comuni , tipo accendere il motore della pompa hot end prima della fusione delle plastiche o, peggio, stampare sotto temperatura sforzando motore e pompa. C'è da lavorare di tornio parecchio , acciaio, per realizzarlo idoneo , ma non è impossibile.
  5. per la iniezione controllata pensavo invece ad una cosa del genere, dove la quantità è controllata dalla rotazione nell'iniettore:
  6. bha... continuo a pensare che serve qualcosa di poco costoso e facilmente replicabile per tutti. Poniamo di ribaltare le cose, a noi serve: - una stampante economica - 50 micron risoluzione - veloce nella stampa - che non puzzi . che utilizzi almeno il 90% delle elettroniche e materiali attuali ecc ecc.... vediamo una bozza....proviamo ad unire fdm e sla. se uso un piano di stampa in cristallo ha una sufficiente planarità ( non è curvo , intendo ) - ci piazzo due lampade UV sotto, il piano trasparente si scaldicchia un filo - all'interno della stampante pongo altre 4 lampade uv ( anche a led ) negli angoli - con una copertura intorno come nelle sla filtro gli uv esterni e il tutto funziona ad una temperatura decente - la normale meccanica della fdm esegue i movimenti -sostituisco l'hotend con un aghetto che emette resina per sla da una pompa a volume controllato - come fuoriesce la resina dall'aghetto viene indurita dagli uv il tutto è matematico che funziona, la resina non ha bisogno di elevate pressioni, basta una pompettina per liquidi da 4 soldi ed il foro del nozzle/aghetto può scendere a 0,1mm , anche in caso di ambiente a 10° il tutto lavorerebbe intorno ai 30° abbiamo solo unito le caratteristiche delle due stampanti fdm e sla. Miglioramenti di primo acchito: se utilizzo un laserino che proietta ad una distanza di 1mm dal "nozzle", ottengo che mentre spalma la resina l'ugello ogni mm precedente viene pre-indurito dal laserino con una velocità nettamente superiore, gli uv fanno il resto. Per la garanzia camera stampante termostatata a 30° . resistenza e ventolino classici. Non lavoro con le stampanti 3D, ma è talmente semplice che è sicuro che qualcuno ci abbia già pensato. :) Se trovate qualche link potremmo vedere dove si è arrivati con questo principio.
  7. OK....., quindi parliamo di precamera di fusione ad almeno 20°-30° superiore al grado di espulsione voluto e di micropompa che trasporti questo materiale sufficientemente fuso, quindi uniforme, sino all' ugello. Il passaggio deve "raffreddare" il materiale , per riportarlo all'uscita dell'ugello alla temperatura voluta. Lavorando sulle micropompe ad infusione per i pazienti , direi che non mi stai chiedendo nulla di difficile. Il problema e che io ho accesso a queste parti a costo 0, da pompe guaste di recupero, ma probabilmente per l'utente finale parliamo di 200-300 euro.......... a meno che non " cinesizzo" l'idea dal prototipo funzionante alla versione utente finale. 😦 Bho... proviamo ( a tempo perso ), tanto il thread è quì. 😉
  8. confermo, è una zozzeria immonda, fortuna che ho ancora un terzo del mio rocchetto philips 0,5 kg all'origine, di 25 anni fà , diametro 0,3mm al 2% argento, 70% stagno e 28% piombo. Mi era costato un botto, in Lire all'epoca, ma li vale tutti.
  9. Ok.... dove volevo arrivare io era di modificare i motori " economici " per poterli far funzionare con questo altro pilotaggio. Effettivamente potrebbe non apportare miglioramenti dati i limiti delle stampanti fdm....comunque..... Dal 40° secondo del filmato vedete fisicamente la differenza tra i motori attualmente utilizzati e questa altra tecnologia: watch?v=tRoT3qpndbU&feature=emb_rel_end ( come al solito non mi permette di inserire filmati youtube, per cui andate su youtube ed incollate il link come da immagine)
  10. dopo il secondo connettore partendo dall'alto c'è un fusibile saldato appunto tra il secondo ed il terzo connettore. Hai verificato che non sia "saltato" con un tester? Se dovesse essere interrotto , forse il mosfet è ancora buono...
  11. Partiamo a sgrossare delle nozioni, sopratutto per me che studiavo un motore dalla accelerazione e velocità mostruose che , però, nelle stampanti 3d ha poco a che fare. Visto questo video direi che le basi per tutti ci sono, su youtube usate questo link: watch?v=jWYUepWTfnU ( non mi fà allegare direttamente il filmato ) Queste le basi del motore basato sul driver prima accennato, rimane che comunque è almeno 8 volte superiore per precisione rispetto ai motori e driver normalmente utilizzati: https://www.orientalmotor.com/stepper-motors/technology/2-phase-vs-5-phase-stepper-motors.html usate il normale translate di google se l'inglese è ostico
  12. Ciao, faccio un ritorno al passato, diciamo anno 2014 , quando studiavo un nuovo motore per i droni. Tra i miei appunti di studio, che mi hanno permesso di realizzare un modello inedito non utile per le stampanti 3d, c'era un componente che aveva solleticato la mia attenzione, il chip : EIC4101. Ancora oggi è di difficile reperibilità ma si incomincia a trovare. Cosa fà questo accidente di integrato? Semplice, riesce a pilotare appositi motori passo-passo a 5 avvolgimenti ( a 5 fili , sei fili in caso di configurazione a stella ) al posto dei 3 avvolgimenti classici ( con 4 fili se l'avvolgimento è a stella ) 🙂 Opperbacco, e cosa fà? Semplice, invece dei tre impulsi/giro alberino motore ( tralasciando le demoltipliche meccaniche) , quindi uno ogni 120°, con questo modello si scende sino a 18° rotazione alberino per impulso, come dire sino a 40 volte più preciso. Altrimenti l'altra tecnologia per ottenere questo tipo di risultati sono i motori piezo che hanno anche un "fermo" meccanico superiore quando non sono pilotati. Personalmente gradisco più la tecnologia di stampa a resine, ma anche lì se si vuole lavorare su layer pari o inferiori a 25 micron serve un movimento dell'alberino di una precisione assoluta. Entrambe le tecnologie non sono state implementate nelle nostre stampanti per l'elevato costo nel 2014, ma come tutte le tecnologie stanno calando alquanto di prezzo. Se è il posto giusto mi piacerebbe discutere con voi di questi particolari costruttivi. Se avete altre idee , postatele, magari per la parte elettronica posso dare una mano, poi un programmatore che si aggiunga al gruppo male non farebbe mica 🙂
  13. 🙂 vai con le foto della scheda 🙂
  14. staccando dal connettore i fili e misurando sui due fili in Ohm devo avere qualche Ohm, poniamo una decina. se invece misuro meno di un Ohm, può essere che le spire del riscaldatore siano andate in corto tra loro al suo interno Inoltre se lo chassis della stampante è collegato al polo negativo della alimentazione, se l'isolamento della resistenza riscaldatrice dovesse avere uno scarso isolamento, ottieni un corto anche in questo caso
  15. bhe , ovvio, staccare i fili del bed dal connettore e controllare che non siano in corto tra loro e tra loro e la massa come primo passo inoltre ancora più subdolo è il riscaldatore del bed che sino ad una certa temperatura non risulta in corto poi per dilatazione termica risulta un corto solo da una certa temperatura in poi
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