Test: Colorfabb XT-CF20 fibra di carbonio

    Oggi vi proponiamo un test effettuato su un materiale definito dai più “speciale”. Il nostro test si è focalizzato sul materiale della ColorFabb XT-CF20, inviatoci gentilmente da Filoprint.it.

    XT-CF20 test filoprint

    Caratteristiche tecniche

    Prima di iniziare con il test vero e proprio elenchiamo le caratteristiche tecniche del filamento. Il filamento è costituito da un componente base di Amphora 3D polymer con l’aggiunta del 20% di fibre di carbonio. Questa aggiunta di fibre dona a questo filamento una superficie molto rugosa, la quale potrebbe (a lungo andare) danneggiare il nostro ugello in ottone. Non a caso, Colorfabb consiglia di utilizzare ugelli in acciaio così da poter stampare senza problemi una grande quantità di XT-CF20. Di questi problemi ne parleremo in un apposito articolo dedicato unicamente alla questione dell’usura degli ugelli con materiali speciali. Tornando al nostro filamento XT-CF20, è disponibile ovviamente in un’unica colorazione, il nero, dato appunto dalle fibre di carbonio in esso contenute.

    Test XT-CF20

    Appena aperta la confezione, la prima cosa che ho notato è l’alta rugosità del filamento, sembra infatti quasi una carta vetrata, e fin da subito mi sono preoccupato per il mio ugello in ottone montato sulla mia Maty XT. Facendo un po’ di ricerche online e chiedendo informazioni direttamente anche a ColorFabb mi sono subito tranquillizzato, infatti per quantità minime di materiale l’ugello non dovrebbe subire danni. Dopo questo test sono tornato a stampare senza problemi PLA e altri materiali.

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    Elenchiamo un po’ di parametri con cui ho iniziato il test: sono partito da una temperatura d’estrusione di 250 gradi  ( Colorfabb dichiara un range di temperature tra i 240°C e i 260°C), mentre per la temperatura del piatto sono partito direttamente con 60°C. La velocità è stata impostata sui 40 mm/s. Ventilazione completamente spenta.

    All’inizio ero un po’ preoccupato per il distaccamento dal piatto, utilizzando infatti solamente del nastro di carta, niente di tutto ciò è accaduto, per tutta la durata del test XT-CF20 non ha ha accennato a rialzarsi. Però la finitura del modello test non è venuta in modo ottimale: sulla superficie si possono notare delle imperfezioni di mancanza di materiale (nella immagine di copertina è il modello a sinistra).

    Nel test successivo sullo stesso oggetto, ho alzato di 7 gradi la temperatura di estrusione e abbassato la velocità di stampa sui 30 mm/s. Il risultato ottenuto è stato molto migliore, la compattezza del layer e la finitura superficiale è stata ottima.

    Il modello del collarino reggisella è stato stampato con un riempimento del 75% di infill e altezza layer 100 micron. I piccoli bridge dovuti al foro della vite e del bullone sono stati eseguiti ottimamente, senza tante sbrodolature di materiale.

    Test resistenza

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    Veniamo a forse una delle caratteristiche clou del materiale, la resistenza dell’oggetto. Per fare un paragone abbiamo testato il materiale contro un diretto rivale, il classico PLA. Ho stampato lo stesso oggetto con del classico PLA, nelle foto si possono notare le differenze estetiche: PLA molto lucido e liscio al tatto e XT-CF20 ruvido e molto opaco.

    La vera domanda è: il PLA è meno resistente rispetto alla XT-CF20 di Colorfabb? La casa dichiara che l’utilizzo di questo materiale è particolarmente adatto per utilizzi intensi e ad alta resistenza, il materiale è molto più rigido rispetto ad altri quindi può trovare ampio utilizzo nei modellini dinamici. Non a caso è stato realizzato un telaio di bicicletta con questo tipo di materiale (non tutto ma solo le connessioni fra i vari tubi).

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    Stesso provino sopra XT-CF20 sotto classico PLA

    Premetto che il test eseguito è del tutto empirico e non vuole essere un test scientifico con strumentazioni precise che mettano in risalto le varie caratteristiche meccaniche. Infatti il test si è svolto inserendo il pezzo in morsa e mettendolo sotto sforzo tramite una pinza con azione manuale fino alla rottura del pezzo.

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    Il PLA si è comportato molto bene risultando più elastico rispetto alla XT-CF20, però sulla resistenza XT-CF20 è risultato nettamente migliore. Essenzialmente con questo test è emerso che la resistenza a flessione è molto maggiore sulla XT-CF20 rispetto al PLA, però quest’ultimo è più elastico. La resistenza dipende molto dalla compattezza dei layer della XT-CF20. Abbiamo sottoposto a questo test i due provini (quello con i layer non molto compatti e il modello riuscito molto bene), la differenza di resistenza era notevole!

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    Successivamente abbiamo realizzato un test del martello: quindi una compressione rapida e veloce del pezzo. Qui è molto difficile stabilire chi resiste più dei due, però la cosa certa è che il PLA si è frammentato subito in svariati pezzi che sono letteralmente “esplosi”. Mentre l’XT-CF20, come si può notare delle foto si sono ottenuti molti meno frammenti i quali hanno avuto la tendenza a rimanere comunque aggregati tra loro.

    Conlusioni

    L’XTC-20 è sicuramente un materiale premium, molto dipende dall’utilizzo finale del pezzo. Se stampato correttamente può regalare prestazioni davvero impensabili per PLA classici. La leggerezza inoltre è dalla sua parte. Quindi per chi ha bisogno di leggerezza, rigidità e resistenza questo materiale potrebbe essere la soluzione.

    XT-CF20 si può trovare nella misura 1.75 mm e 2.85 mm, per quanto riguarda il peso è disponile da 750 grammi e 2,2 kg. Lo potete acquistare sia dal sito ufficiale sia da Filoprint.it, che ringraziamo per averci dato l’opportunità di realizzare questo test.