Ci si accorge delle piccole dimensioni della stampante appena arriva a casa: lo scatolone che la contiene è maneggevole, il peso (8 Kg) è contenuto e la presenza di una comoda maniglia in plastica nella parte superiore ne agevola il trasporto per brevi distanze.

Aprendo la scatola si trova tutto imballato come si deve, in modo intelligente. Nella parte superiore troviamo una scatola contenente la strumentazione di base per l’utilizzo della stampante e il porta bobine smontato. Nel dettaglio, abbiamo trovato:

– porta bobine – questo pezzo sarà da assemblare in seguito con le viti in dotazione;
– brugole per il montaggio del porta bobine;
– barra filettata di sostegno per la bobina;
– contenitore in plastica contenente una strumentazione di base;
– 2 cacciaviti a brugola;
– lacca per capelli (utile per far aderire meglio il primo strato di stampa sul piatto in vetro);
– alimentatore;
– cavo USB;
– scheda SD da 4 GB.

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Al di sotto di questa scatola si trova la Kiwi 3D, ben protetta dai supporti angolari che permettono di attutire eventuali botte.

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La Kiwi 3D si presenta ben montata e solida, grazie soprattutto alla sua struttura cubica in acciaio inox. La struttura è poi rivestita con un carter in plexiglass nero che la rende sufficientemente elegante per nascondere in parte la sua anima da macchina da laboratorio. Da notare è che il plexiglass utilizzato è lucido, scelta fatta, probabilmente, per rendere più accattivante la stampante alla prima vista. Il rivestimento è utilizzato su tutti e sei i lati esterni, lasciando comunque intravedere la struttura metallica di sostegno. Il carter è stato utilizzato anche sulle superfici interne, ossia nella superficie dove appoggia il piatto di stampa – sotto al quale è racchiusa tutta l’elettronica – e nella parte posteriore rispetto all’asse di movimento verticale. Questo permette quindi di vedere sempre una superficie lucida, in un certo senso più ricercata del solito.

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Sul fronte troviamo, partendo da destra: la porta USB, il tasto per l’accensione, il controller per entrare nel menu e gestire la stampante, lo schermo LCD. Il controller del menu è facilmente utilizzabile e reagisce bene ai movimenti. Il funzionamento è quello classico: rotazione a destra o sinistra per salire e scendere nel menu, click per selezionare. Potrebbe essere stato scelto un controller dal design leggermente più contemporaneo, ma sicuramente questa è solo una considerazione personale. Abbiamo invece apprezzato molto il tasto di accesione/spegnimento: sa di vecchio stile, ci passi veloce col dito e la stampante reagisce.

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Sul lato sinistro troviamo invece l’alloggiamento per le SD card. Le SD card entrano completamente, evitando fastidiose fuoriuscite che potrebbero danneggiarle. La posizione sul lato rende però scomodo l’accesso alla scheda SD nel caso in cui ci sia necessità di tenere il lato sinistro della stampante adiacente ad un’altra superficie, come ad esempio un muro o un altro macchinario. Sul retro abbiamo solamente l’inserimento dell’alimentatore, mentre il lato destro rimane pulito e senza ingressi o uscite.

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Piccola accortezza di casa Sharebot è stata anche quella di incidere il proprio logo sull’ugello, proprio sul lato frontale della stampante. Se scattate una foto durante la stampa di un oggetto, il logo non potete evitarlo (a meno che non scattiate da uno dei lati liberi).
Sul piatto di stampa abbiamo trovato già pronta la superficie in vetro, tenuta ferma da due classiche mollette nere.
Solitamente, la stampante arriva con gli assi di spostamento del corpo estrusore bloccati da delle fascette. Vi consigliamo vivamente di liberare immediatamente la stampante di questo blocco, in modo da evitare spiacevoli sorprese al momento della prima accensione.
Come vedremo in seguito, l’accesso alle viti che permettono di regolare il piatto di stampa è abbastanza semplice e sarà possibile a chiunque grazie al cacciavite a brugola in dotazione. Anche le viti di tensionamento delle cinghie sono ben accessibili e permettono in modo semplice e veloce di regolarle. C’è da dire che non sono infallibili: ci è capitato di dover tendere le cinghie anche in modo diverso, causa molte ore di stampa, ma questo lo vedremo nella sezione Hack&Tips.
I cavi sono ben raggruppati e posizionati in punti che assolutamente non danno fastidio.

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Manca qualche strumento di base che farebbe comodo soprattutto a chi si avvicina per la prima volta alla stampa 3D – cutter e spatola per rimuovere i modelli dal piatto – ma bisogna ammettere che questi strumenti sono facilmente reperibili in qualsiasi negozio di ferramenta o nella propria cassetta degli attrezzi.

Vi ricordiamo le dimensioni della stampante, 310 x 350 x 330 mm, e il volume di stampa, 140 x 100 x H 100 mm.

Printing test

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