Chiunque abbia partecipato all’edizione della Maker Faire Rome di quest’anno si sarà accorto di quanto sia estesa la stampa 3D nel mondo dei makers. Come è ben noto, tutto questo è stato possibile grazie a progetti open source e collaborativi che, come risultato, hanno dato vita a tanta cultura e altrettante aziende. All’interno del padiglione dedicato alla stampa 3D ho incontrato una superstar internazionale dell’ambiente open source e ho avuto la fortuna di fargli un’intervista di dieci minuti circa. La persona di cui sto parlando è Josef Prusa, ideatore della stampante 3D open source più famosa al mondo – la Prusa i3.

Josef prusa intervista

Josef Prusa, l’intervista

A.T.: Piacere di conoscerti, Josef!

J.P.: Piacere mio, sono felice di essere di nuovo qui a Roma.

A.T.: Parto subito con una domanda che ti avranno già fatto in molti: puoi raccontarmi come è nato il progetto Prusa?

J.P.: Di sicuro non posso metterci cinque minuti a raccontarti tutto questo, cercherò di riassumere il più possibile. Tutto è iniziato quando finii le scuole superiori e iniziai l’università, in quel momento conobbi il mondo RepRap e decisi di costruirne una. In quel periodo costruire una stampante 3D era una cosa lenta e richiedeva tanto tempo, io iniziai col secondo modello RepRap. Decisi quindi di semplificarne la costruzione e di definirne le parti in modo da rendere l’assemblaggio più facile. La conferma che il mio kit funzionava la ebbi in un workshop di assemblaggio quando vidi che molte persone erano interessate a quello che avevo fatto. Infine eccoci qua!

A.T.: Beh, si è rivelato un buon progetto…

J.P.: Sì dai, credo anche io. Se non sbaglio era quasi il 2010… sì penso di sì, tutto iniziò circa cinque anni fa.

A.T.: Josef, tutti noi sappiamo che hai un grande cuore open-source, puoi dirmi perché?

J.P.: (ride) Sì, lo confermo, mi piace l’idea che sta alla base dell’open-source. All’inizio non lo comprendevo in modo completo, ma sin da quando iniziai ci furono molte persone che volevano aiutarmi e che andavano a migliorare le cose che facevo, rilasciandole sempre in modalità open-source. In quel momento capii che questa sarebbe stata la strada per fare qualcosa di buono che avesse un grande impatto.

A.T.: Secondo te perché il tuo progetto ha avuto successo?

J.P.: Credo che ci siano tre motivazioni di base: le mie stampanti 3D sono facili da assemblare, inoltre sono arrivate nel momento giusto, quello in cui tante persone pensavano che assemblare una stampante 3D fosse troppo difficile. La terza ragione direi che sia stata il nome, perché ha semplificato molto il modo di riconoscere le mie stampanti 3D tra la grande quantità di modelli che sono stati sviluppati. Nel periodo di sviluppo della prima Prusa uscivano tanti modelli chiamati “RepRap Simple”, “RepRap Simplified” eccetera, era difficoltoso riconoscere i modelli online. Il nome “Prusa” era molto più diretto e piacque subito alla community.

A.T.: Come vedi il mondo delle stampa 3D d’oggi?

J.P.: Come dire, sono abbastanza critico. Penso che ancora le persone non siano del tutto consapevoli di cosa si stia parlando e che ci siano ancora troppi rendering contro poche stampanti 3D reali che, a volte, non fanno niente di nuovo. C’è chi vende stampanti 3D dicendo che le proprie macchine sono le migliori a fare tutto, c’è chi apre delle campagne su Kickstarter senza sapere come sarà il prodotto finito, c’è anche chi non spedisce le stampanti 3D in seguito ad una richiesta di acquisti minima. Penso che ci siano massimo 20 aziende in tutto il mondo di cui ci si può fidare, gli altri non fanno altro che provare a raggiungere qualche consumatore. Direi che potremmo paragonare questa situazione a quella della nascita dell’automobile: quando ci fu il boom delle automobili, nei primi anni del ‘900, nacquero tantissime aziende in pochi anni, ma alla fine quelle con buoni prodotti erano veramente poche e le conosciamo tutt’ora.

A.T.: Cosa pensi di tutte le varianti che sono state sviluppate in seguito al tuo progetto?

J.P.: Oh sono pessime! (ride) Sicuramente dipende, ma in generale non apprezzo molto come si è evoluta la situazione con alcuni produttori che usano la dicitura “Prusa i3” nelle loro stampanti 3D. Ci sono molte persone che vengono da me per chiedermi informazioni o chiedendomi “perché questo modello non stampa come la Prusa originale?”, riferendosi però a stampanti 3D che non sono mie. Per fortuna hanno iniziato a togliere la dicitura “Prusa i3” da questi nomi, era una cosa abbastanza fastidiosa!

A.T.: Un’ultima domanda: ci puoi anticipare qualcosa sui tuoi progetti futuri? Magari qualcosa su una Prusa i4 o i5…

J.P.: Certo che ho progetti futuri! Posso anticiparti che non ci sarà una Prusa i4, semplicemente perché qualcuno ha fatto del casino con dei domini web e, con tutta sincerità, non voglio che queste persone l’abbiano vinta (sorride). A parte questo posso dirti tranquillamente che ho qualcosa di pronto nel mio parco macchine. Non so ancora quando verrà rilasciato, voglio che il progetto sia forte come quelli precedenti e che possa concorrere ad armi pari con MakerBot, Ultimaker e tante altre, rimanendo completamente open source. Oltre a questo sto portando avanti diversi miglioramenti nella Prusa i3, alcuni sono stati rilasciati nei mesi scorsi. Insomma, il progetto prosegue.

A.T.: Josef ti ringrazio tantissimo!

J.P.: Grazie a te! Se volete potete fare un salto sul sito www.prusa3d.it, il sito italiano ufficiale delle stampanti 3D Prusa sul quale trovate anche un documento tradotto in italiano dove sono descritti i “fondamenti della stampa 3D” (lo dice in italiano).

A.T.: (rido) Lo consiglierò anche ai nostri lettori, grazie!

Josef Prusa i3

Josef Prusa i3

L’intervista è stata tradotta dall’inglese all’italiano e proviene da una registrazione audio della redazione di Stampa 3D forum avvenuta alla Maker Faire Rome 2015.