Additive Manufacturing e stampa 3D in mostra a MECSPE 2016

Svoltosi dal 17 al 19 marzo, anche quest’anno MECSPE è riuscito a stupire. Sarà la dimensione della fiera – enorme -, sarà la presenza dei bracci robotici che giocano a basket che mi fanno impazzire; fatto sta che di prodotti nuovi legati al mondo della stampa 3D e dell’Additive Manufacturing ne ho trovati.

Avete mai visto il muso di una macchina da Formula 1 stampato in 3D? E’ stata la prima volta anche per me. Zare Prototipi è un’azienda con sede in provincia di Reggio Emilia, specializzata nella prototipazione altamente professionale nei settori avio e automotive. Le collaborazioni dell’azienda con diverse università e l’utilizzo di macchine marcate Stratasys hanno spinto Zare prototipi a assumere un know-how al top per quanto riguarda l’additive manufacturing altamente professionale, tra cui la stampa 3D in metallo.

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Lo sapevamo da mesi, 3D Systems sta collaborando in modo molto persistente con aziende del settore delle calzature, cercando di arrivare ad un prodotto finito completamente personalizzabile e pieno di innovazione. Finalmente, dopo aver visto solamente tanti video promozionali online, ho potuto vedere e toccare con mano la nuova scarpa da running marcata New Balance. Chiamata Voronoi, in onore della famosa matrice da cui è composta, la suola della scarpa è interamente stampata in TPU Duraform Flex attraverso sinterizzazione laser SLS. Attraverso l’alta personalizzazione offerta dalla tecnologia della stampa 3D, New Balance potrà progettare scarpe completamente su misura per gli atleti, migliorandone le prestazioni. I primi modelli saranno in vendita da aprile 2016 nelle sedi di Boston.

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Pochissimi giorni dopo aver presentato 42 – di cui trovate qui le specifiche – Sharebot ha già messo in mostra una nuova macchina, con volume di stampa pari a 297 x 420 x 300 mm. Esatto, la superficie di base è in formato ISO A3. Il modello di cui sto parlando è Sharebot Q ed è costruita con telaio in ferro zincato e profili in alluminio.  Le caratteristiche tecniche della macchina comprendono un sistema di autolivellamento del piano di stampa, una telecamera integrata, l’interfaccia web con gestione da remoto, la possibilità di lanciare oggetti in stampa diretta da web o USB, piano di stampa magnetico e un sensore di presenza e scorrimento del filo.

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Stampare un PLA che faccia completamente sparire la finitura dei layer? Se guardate la prossima foto capite di cosa parlo e sappiate che no, non è stata scattata fuori fuoco. Il pezzo che vedete ritratto è stato stampato con quello che Keytech definisce PLA Renegade. Un PLA molto particolare, che non lascia intravedere la finitura superficiale dei layer stampati a 100 micron, completamente paragonabile a una stampa 3D in nylon attraverso sinterizzazione laser. Notevole!

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Tra le piacevoli new entry nel settore ho incontrato Mark One, giovanissima azienda con sede a Cesena, pronta a promuovere i propri servizi. Mark One, la prima macchina dell’azienda, è una stampante 3D solida e semplice in grado di stampare diversi tipi di materiali senza tralasciare la qualità del pezzo. Oltre a commercializzare la sua prima stampante 3D, Mark One è specializzata nella progettazione di macchine custom: potrete presentarvi da loro, fare richieste specifiche secondo le vostre esigenze e i ragazzi faranno tutto il possibile per accontentarvi, passando attraverso stampanti 3D di dimensioni generose o con velocità di stampa molto sostenute.

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SDM 3D si è presentata corazzata con un esercito di macchine, tra cui una nuova stampante a grandi dimensioni, e per “grandi dimensioni” intendo un volume di stampa di circa 50 cm cubi (vi aggiorneremo con la dimensione esatta del volume). Dotata di doppio estrusore, sembra proprio che l’obiettivo sia quello di avvicinarsi a chi ha necessità di stampare oggetti grandi, evitando di stampare a pezzi.

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WASP si è presentata con un nuovo tocco di unicità: le sedie che si trovavano dentro allo stand dell’azienda erano interamente stampate in 3D. Il processo di stampa è avvenuto tramite una delta di grandi dimensioni appositamente progettata: il blocco estrusore integra un ugello da 5 mm, mentre la ricarica di materiale avviene tramite l’utilizzo di pellet. Le sfumature, dal bianco al blu, sono dovute semplicemente al mix di pellet di queste due colorazioni. L’estrusore spinge quindi i granuli verso l’ugello attraverso un sistema a vite che ruota su sé stesso.

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Immagino che vi starete chiedendo che fine hanno fatto i progetti di stampa 3D in argilla. Bene, sembra che l’azienda stia raggiungendo degli accordi col comune di Massa Lombarda per dare vita ai suoi progetti più grandi a cielo aperto.